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Dove vado: il Salone del Libro

Per chi frequenta il mondo dei libri e dell’editoria il Salone Internazionale del Libro di Torino è l’evento dell’anno e come tale è atteso e preparato cn cura. Da quattro anni a questa parte cioè da quando ho cominciato a frequentare il Salone, il mio rituale di preparazione è sempre lo stesso:

  1. a pochi giorni dall’inizio comincio a guardare l’app store per vedere se l’applicazione del Salone è aggiornata;
  2. mi lamento perché non lo è;
  3. aspetto finché non la aggiornano;
  4. controllo il programma e seleziono minuziosamente tutti gli eventi a cui voglio partecipare.

Poi è ovvio che, una volta a Torino, non partecipo a nessun evento e non seguo nessuna presentazione perché sono troppo lontane, c’è troppa gente, ho altro da fare o semplicemente non ne ho voglia. Ma va bene così, in fondo io al Salone ci vado perché mi piace stare allo stand della casa editrice e incontrare gente, altri scrittori come me (sì, qua do sono a Torino mi piace definirmi “scrittore”), editori, agenti, blogger, ecc.

Eppoi (prima che mi diate dell’ignorante, l’univerbazione è voluta) compro libri, tanti libri, e faccio foto, posto su Instagram e Facebook, taggo e ritaggo, anche se quest’anno la rete era così intasata che i post andavano on line due ore dopo; insomma, è una delle poche volte in cui mi sento veramente social.

Scrivere del Salone è sempre difficile perché è difficile trasmettere il marasma di sentimenti, la soddisfazione di aver portato il proprio libro a un evento così grande, la fatica dello stare in piedi tre giorni di fila, la gioia di incontrare tanti amici e di farsene di nuovi, le feste e le cene, tutto quello che ruota attorno a 5 giorni di metà maggio. Per questo infatti non lo farò, lascio alle immagini il compito di parlare per me.

Voglio però fare due cose: ringraziare ed elencare.

Ringrazio chi ho incontrato, in ordine rigorosamente casuale:

  • i miei compagni di avventura del Sad Dog Project Ilaria, Lorenzo e Mario (anche se non è venuto);
  • Gli autori di Scatole Parlanti che ho conosciuto;
  • Tutti gli amici autori, troppo lungo elencarli tutti e rischierei di dimenticarne qualcuno;
  • chi ha comprato i miei libri;
  • i miei editori: Scatole Parlanti e Gainsworth;
  • Gli amici editori, in particolare Plesio;
  • La rivista Crack e tutti quelli che hanno partecipato alla Notte delle Riviste, Inclusa Digressioni;
  • Radio Rogna per l’intervista che mi ha fatto in diretta;
  • tutti quelli che ho dimenticato.

Elenco i libri che ho comprato:

  • Healing Blood Libro Secondo, Lavinia Pinello e Candida Corsi, Dark Zone
  • Gomoria, Carlo H. De Medici, Cliquot
  • Italian Way of Cooking – Pizza Mostri e Mandolino, Marco Cardone, Acheron
  • Il Manifesto dei Cosmonisti, Mikael Nimi, IPreborea
  • Sotto un Cielo di Bombe, Eugenia di Guglielmo, Scatole Parlanti
  • Auxarian, Francesco Bellia, Scatole Parlanti
  • Goblin ad Alta Quota, Mala Spina, Acheron
  • A Volte le Parole non Bastano, Alessio Provenzani, Scatole Parlanti
  • Bomb Man, Ilaria Pasqua, Scatole Parlanti
  • Solo uno Stupido Sabato Sera, Luca Puggioni, Scatole Parlanti
  • Piccoli Suicidi tra Amici, Arto Paasilinna, Iperborea

Bene, e adesso, via con le foto!

Dove vado: Salone del Libro

Questa è la settimana del Salone Internazionale del Libro di Torino e il mondo editoriale italiano non parla d’altro, purtroppo quest’anno più per la polemica con quei quattro pagliacci di Altaforte che per la manifestazione in sé.

Io, oltre che con i mentecatti fascisti sarei in polemica anche con l’organizzazione, che non riesce nemmeno a creare un sistema di accreditamento decente e che, a un giorno dall’apertura, non ha ancora aggiornato l’app, ma nonostante questo al salone ci sarò, per una serie di motivi:

  • È una vetrina importante, e un’occasione per sconosciuto come me per farsi dei contatti utili, a differenza di personaggi più noti per cui non andare fornisce un ritorno di notorietà maggiore che andare. Con questo non voglio giudicare la legittimità di scegliere il boicottaggio, però non è una cosa che tutti si possono permettere di fare.
  • Ho già preso biglietto del treno e alloggio e non voglio rimetterci soldi per colpa succitati mentecatti fascisti.
  • Al Salone ho la possibilità di incontrare amici che non vedo spesso, di incontrare fisicamente persone che conosco solo sui social, di parlare di libri e letteratura con gente che ne sa, di divertirmi, di trascorrere qualche giorno piacevole.

Insomma, il concetto è che andare il Salone è per me un divertimento, una festa, un weekend piacevole per immergermi in quello che amo di più, cioè il mondo dei libri e non voglio che mi sia rovinato da quattro furfanti dalle idee aberranti.

Quindi io domani il treno per Torino lo prenderò, e spero di incontrarvi tutti là.

AGGIORNAMENTO:

Leggo ora che hanno cacciato i fascisti dal Salone quindi tutto è bene quel che finisce bene… o no?

Appunti di uno che scrive: altre presentazioni

ed eccoci a una nuova presentazione! stavolta parliamo di Digressioni, e in particolare dell’ultimo numero, il 10, che ha come tema “Reti.” Siamo al Bar Radio Golden di Conegliano, in provincia di Treviso, un bel locale, piccolo ma vivace, che da spazio a eventi culturali e di intrattenimento, con un piglio diverso da altri posti della provincia (per esempio è l’unico locale che conosca in zona che ha un cartellone di stand-up comedy). Stavolta però a dato spazio alla ciurma di Digressioni che ha intrattenuto il pubblico presente nonostante il diluvio con letture dai passati numeri della rivista inframmezzate da un po’ di musica scelta ad hoc.

come sempre, vi posto qualche foto da gustare e, chicca delle chicche, un video del mio partner in crime Francesco Zanolla che legge il mio racconto “Elegia per un cantiere” che potete trovare nel numero nove di Digressioni, come sempre sul nostro negozio etsy. (E abbonatevi, cazzo!)

Sotto con le foto! (Grazie a Laura per gli scatti)

Quello che leggo (e scrivo): Digressioni

Come già sapete, scrivo per Digressioni, una rivista trimestrale cartacea di cultura (se non la conoscete questa è un’ottima occasione per acquistarne una copia o abbonarvi). Il desiderio di collaborare con la banda di folli che tiene in piedi questo progetto è nato perché Digressioni rappresenta esattamente la rivista che desidero leggere: snella, curata nella forma e nei contenuti, non settoriale, ma con un’attitudine all’interdisciplinarietà e alle contaminazioni che apprezzo moltissimo. In Digressioni si può trovare tutto, letteratura, scienza, musica, cinema, filosofia… è una rivista fatta da gente curiosa per gente curiosa, scritta per essere letta da non specialisti ma in modo da trattare gli argomenti in modo accurato, stimolando il lettore ad approfondire, aiutato anche dalla bibliografia che accompagna ogni articolo.

Prima di esserne un collaboratore, io sono un affezionato lettore di Digressioni, e ogni numero è per me una fonte di scoperte sempre interessanti.

il numero 10 di Digressioni
il numero 10 di Digressioni

Ogni numero ha un tema specifico, quello dell’ultimo, il 10 è “reti.” Il mio contributo è un breve saggio sulla psicostoria di Isaac Asimov e sulla sua possibile realizzazione pratica attraverso la big data science, altri autori affrontano il tema da punti di vista completamente diversi. Un esempio è l’articolo di Luca Mauceri sull’opera di Alex Grey, artista psichedelico statunitense che mi ha rivelato una sorprendente rete di connessioni.

Alex Grey infatti collabora con una delle mie band preferite, i Tool, e ha realizzato gli artwork dei loro ultimi due dischi, Lateralus, che è composta da strati trasparenti con rappresentato su ogni foglio un diverso lato del corpo umano e 10,00 Days; nonché altre opere ispirate alla loro musica.

una delle immagini dell'artwork di Lateralus
una delle immagini dell’artwork di Lateralus

Ancora più intrigante è il fatto che un dipinto di Grey, Interbeing, è stato usato come copertina nell’edizione Oscar Mondadori del 2004 della Trilogia della Fondazione di Asimov. Io e Luca non ci siamo consultati quando abbiamo deciso gli argomenti da trattare nei nostri contributi alla rivista, ma la nostra sensibilità ci ha portato a scrivere articoli che in qualche modo si completano e arricchiscono l’un l’altro.

"Interbeing" di Alex Grey (credit: www.alexgrey.com)
“Interbeing” di Alex Grey (credit: http://www.alexgrey.com)

La bellezza di digressioni è proprio questa: come in una rete, la somma è maggiore delle singole parti.

Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov nell'edizione Oscar del 2004
Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov nell’edizione Oscar del 2004

Quello che leggo (e vedo): Scatti. Scritti.

dal 6 aprile al 15 maggio a Pordenone una mostra da non perdere che unisce fotografia e Racconto.

Se dovessi usare una sola parola per descrivere i lavori di Francesca Zanette, sceglierei “grazia”. Le sue foto, i loghi che crea, i disegni in bianco e nero all’apparenza così semplici, tutto quello che fa esprime grazia ed eleganza. Il messaggio di ogni sua opera è espresso con forza ma mai urlato e proprio per questo arriva ancora più chiaramente. Se avesse un suono, la sua produzione sarebbe una musica soffusa, che necessita attenzione per essere ascoltata ma che poi si rivela con una forza che non ti aspetti.

Scatti. Scritti. definisce completamente l’animo artistico di Francesca: c’è la parte visiva, le fotografie e la parola, i testi scritti, e le due cose non sono giustapposte ma rappresentano due metà di un assieme, ognuna capace di vita propria, ma rafforzate a vicenda quando stanno vicine, come cappuccino e cornetto, dice Francesca.

In Scatti. Scritti. l’immagine non illustra il racconto e il racconto non spiega l’immagine, le due parti si specchiano fra loro, si rilanciano suggestioni e si amalgamano; Scatti. Scritti. non è un’opera fotografica e nemmeno una prova letteraria, è qualcosa di diverso è l’unione di due mezzi all’apparenza antitetici per veicolare emozioni; Francesca ha visto qualcosa e ne ha fatto fotografia e storia e porge le due cose allo spettatore mettendo, a nudo la sua sensibilità.

Per aggiungere forza evocativa alle opere Francesca ha scelto di riportare il testo a scrivendolo a mano, in alcuni casi su un vetro trasparente che si può muovere sopra l’immagine e che proietta l’ombra delle parole sulla foto stessa, in modo sempre diverso a seconda della luce e della posizione, un altro piccolo tocco di grazia che si aggiunge a qualcosa di già bello.

Si può vedere Scatti. Scritti. a Pordenone, alla galleria Due Piani fino al 15 maggio 2019.

Appunti di uno che scrive: le presentazioni

Diceva Patrick Fogli che le presentazioni sono l’unico momento in cui uno scrittore può veramente entrare in contatto coi suoi lettori; non posso che essere d’accordo e aggiungere che, da narcisisti patologici quali sono, agli scrittori piace da matti parlare di loro stesso e del loro lavoro di fronte a un pubblico.

Il problema è che a volte (spesso!) il pubblico non c’è e, vuoi perché le presentazioni sono viste come una cosa noiosa, vuoi perché l’evento è stato mal pubblicizzato, vuoi perché proprio non ti caga nessuno, ci si ritrova a parlare di fronte agli unici due amici che hanno avuto la pietà di venirti ad ascoltare.

Per fortuna lo scorso quattro aprile alla birreria Crua non è stato così.

Certo, il luogo dell’evento ha fatto la differenza: se dici a qualcuno: “vieni a sentirmi che presento la mia raccolta di racconti in libreria” quello si aspetta die ore di noia e bla bla bla, se invece cambi le prime quattro vocali e dici BIRReria, quello pensa: male che vada mi sbronzo come non ci fosse un domani, e viene a vederti.

Ed è proprio quello che è successo l’altra sera: abbiamo riempito il locale anzi, ce ne siamo proprio impadroniti (Scusa, Camilla!) abbiamo parlato di me (poco), del mio libro (abbastanza) e bevuto (molto). A dispetto delle mie previsioni pessimistiche è stata una delle migliori serate libresche a cui ho partecipato e posso dire, strano per me, che sono molto soddisfatto!

Questo però è uno di quei casi in cui le parole non sono adatte a descrivere l’evento, perciò lascio che a parlare siano le immagini.

Grazie a chi c’era, a chi non c’era ma voleva esserci, a chi c’era ma voleva essere da qualche altra parte e anche a chi non c’era, insomma, grazie a tutti!

Appunti di uno che scrive: l’editing

Avete scritto il vostro romanzo e, contrariamente a ogni previsione, un editore ha deciso di pubblicarlo; credete che ormai sia fatta, che da qui sia tutta discesa…

Sbagliato.

Voi pensavate di aver finito il vostro lavoro che, una volta consegnato il manoscritto e firmato il contratto, l’unica cosa di cui avreste dovuto preoccuparvi sarebbe stata un crampo alla mano per le troppe copie firmate, e invece no, vi attende il terribile spauracchio, il babau letterario, la croce di ogni autore:

L’editing.

Vi vedo già alzare le spalle e stamparvi in faccia quel sorrisetto da saputelli, sento i vostri pensieri che dicono:

Eh ma cosa vuoi che sia… giusto qualche correzione da fare, errori di battitura, nomi sbagliati… cazzatine, il mio manoscritto è praticamente a posto.

Sbagliato un’altra volta.

L’editing per uno scrittore rappresenta quello che le tre prove dell’Oracolo del Sud erano per Atreyu e va affrontato con lo stesso timore.

L’editor è come le sfingi, decide cosa lasciar passare e cosa distruggere secondo una logica che l’autore non capisce. Dopo le sfingi la porta dello specchio magico ti mostra lo scrittore che sei veramente, ho visto persone che credevano di essere gran romanzieri cadere sotto i colpi dello spietato editor, e giovani insicuri attraversare lo specchio con facilità come autori navigati. E, come nella terza porta, solo chi riesce ad accantonare le proprie volontà e affidarsi a quella dell’editor, potrà passare e vedere la propria bozza finale.

E poi confrontarsi con Vader (No, ho sbagliato film, scusate).

L’editing rappresenta per l’autore le prove che ha dovuto affrontare Atreyu per arrivare all’Oracolo del Sud

Fuori dalle metafore, l’editing può essere un processo doloroso per lo scrittore in erba perché un bravo editor è spietato e mette in evidenza tutte le carenze del testo, soprattutto quelle che l’autore non è riuscito a vedere. Di primo acchito la reazione di chiunque è di rifiuto, si tende a tacciare l’editor di incapacità, si vuole difendere a oltranza quello che si è scritto; instaurare un rapporto di fiducia con un editor è invece fondamentale e necessario, non solo per rendere il proprio manoscritto un “libro” ma anche per imparare e migliorarsi in funzione del nostro prossimo lavoro.

Ricordate però che l’editor è una persona con i suoi gusti e le sue idee e che non tutto quello che dice va recepito senza discutere (ma un buon novanta percento sì) la cosa fondamentale è discutere assieme e ricordarsi che si lavora per uno scopo comune: il miglioramento del testo.

Quindi, non siate felici se l’editor vi ha segnato poche cose, siatelo se ve ne ha segnate molte, è un’ottima occasione per crescere come scrittori.

Vi lascio rimandandovi a quanto scritto da un amico che di scrittura ne sa più di me, e che di editing se ne intende (cliccate qui).

editor e autore discutono su un passo del romanzo