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Quello che leggo: la mappa delle mie letture

Vi ho già parlato della mappa delle mie letture, svelandovi quanto sono un nerd fissato con la catalogazione; bene, adesso, giusto per complicare tutto ho fatto delle modifiche.

La vecchia mappa classificava gli autori con uno schema di colori “qualitativo” (cioè ad minchiam): in blu gli autori famosi, in viola quelli che lo sono meno, in verde quelli c he conosco di persona… insomma era un po’ un casino.

La nuova versione invece è più scientifica: il colore rappresenta il periodo di nascita. Così la suddivisione è molto più semplice:
nati prima del 1800;
tra il 1800 e il 1850;
tra il 1851 e il 1900;
e così via, a intervalli di 50 anni, fino al 2000.

Così, per esempio, ho scoperto che ho letto un solo nato prima del 1800 (Mary Shelley, 1797) e nessuno nato dopo il 2000.

Non sono pienamente soddisfatto della mappa, gli strumenti di google mymaps sono un po’ poveri, mi piacerebbe inserire link alle biografie degli autori o ai libri, per renderla più interattiva, ma non mi semnbra si possa fare.

Se qualcuno conosce qualche strumento gratuito per creare mappe di questo tipo che funzioni meglio di google mymaps me lo faccia sapere per favore, intanto, ecco la mappa.

Quello che scrivo: L’Avvertimento

«La congiuntura storica e l’importanza paradigmatica dell’argomento mi impongono di trasgredire alla più fondamentale delle regole cronotopologiche ed essere qui con voi questa sera…»

Si fermò. Le persone lo fissavano con occhi sbarrati.

«Inferisco dalla vostra espressione che non mi comprendete, eppure mi sembrava di aver impostato il semanticatore sull’epoca corretta… poco male, farò senza.»

Infilò una mano in bocca, armeggiò un po’ ed estrasse un dente tenendolo tra pollice e indice. Dagli spettatori si levarono mormorii di disgusto, che divennero urla quando lui lo lanciò in mezzo ai tavoli.

«Che è sto casino? Mai visto cavare un semanticatore?» scosse la testa, «siete proprio una massa di babbi, scommetto che non sapete nemmeno come funziona… beh, quello neanche io… vabbè non importa, basta che ci capiamo.»

Tra il pubblico qualcuno aggrottò le sopracciglia.

«Sveglia!» gridò l’uomo, «e sì che mi avevano detto che eravate più intelligenti di noi…»

«Per quello ci vuol poco» commentarono dal basso, suscitando uno scroscio di risate.

L’uomo applaudì facendo il verso della foca. «Bravo, bravo. Adesso stai zitto e fammi parlare, ok?»

Un tappo a corona volò verso il palco e colpì l’uomo sulla fronte.

«Chi è stato, chi è lo stronzo che…»

«Ao, te decidi a parla’?» gridarono.

L’uomo lisciò i vestiti e si schiarì la voce. «Giusto. Dovete sapere che vengo dal futuro.»

«See, è arrivato John Titor!» Esclamarono.

L’uomo non si scompose e disse: «Non da quel futuro. Però sono qui per cambiare il corso della storia e se mi lascerete parlare vi spiegherò come.»

Tutti si zittirono, le luci si abbassarono e l’occhio di bue illuminò l’uomo in piedi di fronte al microfono, che iniziò a raccontare.

«Faccio parte di un piccolo gruppo di scienziati e uomini di cultura, come avrete sicuramente capito dalla mia intelligenza superiore.»

«See, come no!» Risatine. 

L’uomo fece una smorfia e continuò: «Un gruppo di scienziati che opera in clandestinità e che lotta per impedire quello che, secondo noi, porterà all’estinzione del genere umano.»

«Guarda che qua c’abbiamo già Greta che ce pensa lei!» commentarono dal pubblico.

L’uomo sbuffò. «Non parlo di quell’estinzione, abbiamo già sistemato tutto nel 2072.»

«Guerra nucleare?» chiesero.

«No.»

«Epidemia di ebola?»

«No.»

«Meteorite gigante?»

«No.»

«Trump?»

«No.»

«Il ritorno di Salvini?»

L’uomo rise. «Ma chi se lo fila quello!»

«E allora?»

«Nel futuro da cui vengo, grazie ai progressi delle biotecnologie, gli esseri umani sono diventati praticamente immortali.»

«I tuoi problemi, vorrei avecce!» gridò una ragazza dal fondo.

L’uomo sorrise. «Era quello che pensavamo anche noi, cosa c’è di meglio che essere immortali? L’umanità aveva sconfitto la morte, era diventata come Dio, l’eternità era di fronte a noi…»

«E invece?»

«E invece ci siamo scontrati con la realtà: un mondo di immortali è un mondo morto.»

«Ao, ha parlato er poeta!» commentò uno spettatore che in quel momento usciva dal bagno con una birra in mano.

L’uomo sul palco aggrottò le sopracciglia e si passò una mano tra i capelli. Sembrava che pensasse a qualcosa, però poi scrollò le spalle e continuò. «Immaginate di vedere sempre la stessa gente, di fare sempre le stesse cose, di mangiare sempre gli stessi piatti, e replicatelo per centinaia di anni; pensate di non avere nessuna urgenza, di non dover sbrigarvi a fare nulla perché tanto avete tutto il tempo del mondo di fronte a voi. Non siete morti biologicamente, ma lo è la vostra mente, morta di noia.»

Una donna sui quarantacinque si alzò. «Scusa vuoi fare a cambio? A me, tra figli da portare in giro, lavoro, e uno stronzo di marito che non mi aiuta mai, me ne servirebbero due di eternità per fare tutto.»

Le amiche ridacchiarono e fecero cenni di assenso, anche l’uomo rise, ma scosse la testa. «Tu pensi che sia così, ma la realtà è che essere immortali è una condanna, più che una benedizione.» Ci fu un mormorio tra il pubblico.

«Lo so, non mi credete, e non mi aspetto che lo facciate, però pensate a questo: che progresso può esserci in una società composta sempre dalle stesse persone? Che voglia di cambiare può avere chi ha le stesse abitudini da due secoli? La nostra è una civiltà morta, l’arte è solo ripetizione, la scienza non va avanti, è tutto fermo.»

«Annatevene allo stadio!» gridò un ragazzo con la maglia della Roma.

L’uomo sbuffò. «Sai quante volte ho visto il derby? Milletrecentododici, e sempre con le stesse formazioni, ormai non ne posso più.»

«Io Totti avrei voluto vederlo giocare per sempre» rispose il ragazzo.

L’uomo piegò la testa. «Credimi, non è così.»

«Ma nun c’avete figli? Gente nuova, pischelli?»

«E come potremmo? Le risorse sono limitate, nessuno metterebbe al mondo una creatura sapendo che non ci sarà da mangiare per tutti.»

«E che cazzo, allora ammazzateve fra de voi!» sbottò un uomo in ultima fila che aveva l’aspetto di chi avrebbe voluto volentieri far finire quella serata in rissa.

«Pensi che non ci abbiamo provato? Ma siamo diventati troppo codardi per ucciderci e troppo impediti per combattere. E poi abbiamo tutta una schiera di dispositivi e macchine predisposte per salvarci la vita, dipendiamo da loro e loro non ci lascerebbero mai morire.»

La platea era tornata silenziosa, l’uomo stava a capo chino sul palco, inondato dalla luce del faro, e il resto del locale immerso nell’oscurità sembrava fermo, congelato in una sorta di attesa triste. Dopo alcuni minuti un piccolo ometto, con gli occhiali tondi e pochi capelli, si alzò.

«Signore, la sua storia è certamente toccante, ma perché viene a raccontarla qui?»

L’uomo si drizzò e gonfiò il petto, lo sguardo risoluto dritto di fronte a lui. «Non avete capito? Sono venuto qui a chiedervi di bandire ogni ricerca sulle biotecnologie umane affinché questo scenario apocalittico non si verifichi mai!»

Gli spettatori parlottarono tra loro, poi una donna disse: «Ma che vuoi che facciamo noi, dove credi di essere, alle Nazioni Unite?»

L’uomo sbiancò in volto. «Veramente… sì.»

Tutti scoppiarono a ridere. «Buona questa, bravo!» gridarono, qualcuno fischiò.

«No, dico sul serio, queste non sono le Nazioni Unite?»

«A rincojonito, ma te sembra l’ONU questa? Nun vedi che stai sur palco de na birreria?»

«Birreria? Ma non siamo in via del Governo…»

«Del Governo Vecchio, sì, stamo ar centro de Roma, nel futuro nun te l’hanno insegnato che l’ONU sta a New York?»

L’uomo si lasciò cadere a terra, si prese la faccia tra le mani e cominciò a piagnucolare. «L’avevo detto io che i dati erano incompleti, che c’era qualcosa che non andava. Mi hanno spedito nel posto sbagliato, magari pure nel tempo sbagliato!»

«Quello non lo so, ma di sicuro non stai in America»

Alzò lo sguardo, le lacrime gli rigavano il volto che, all’improvviso, sembrava portare tutti i segni della sua età.

«E ora che faccio?»

L’altro si strinse nelle spalle. «Per stasera te fai du birette, domani, visto che passo de là, t’accompagno a Fiumicino che c’è n’amico mio che lavora in Alitalia, magari te rimedia un biglietto a basso prezzo.»

Quello che scrivo: L’ultimo uomo sulla Luna

Il primo, tutti a parlare del primo, ma dell’ultimo uomo sulla Luna non vi ricordate mai. No, non sto parlando di Gene Cernan, quello qualcuno lo conosce, sto parlando del vero ultimo uomo sulla Luna, il sottoscritto, James T. Caracciolo. 

Non è che io fossi esattamente il candidato migliore, con un cognome così la NASA non mi avrebbe mai fatto partire, loro cercavano veri eroi americani tutti d’un pezzo, ce lo vedete uno che si chiama Caracciolo farsi consegnare la medaglia dal presidente? Io però ho sempre sognato di fare l’astronauta, così mi sono fatto assumere dalla troupe di Kubrick come tutto fare.

Che c’entra Kubrick? Non ditemi che vi siete bevuti la storia del progetto Apollo? È tutto finto, una ricostruzione, vi pare che il Saturn V possa volare davvero?

Il vecchio Stanley comunque era un perfezionista e ha voluto carta bianca; certo, gli hanno detto i capoccioni della NASA, basta che fai una cosa che inganni tutti. Lui non ci ha pensato due volte, ha firmato il contratto e poi ha detto che se volevano un film verosimile non potevano girarlo in studio, ma in esterna. Fai pure, gli hanno detto gli alti papaveri, e lui: OK, allora portatemi sulla Luna. Alla NASA si sono guardati in faccia e hanno pensato: e adesso? Stanley però era irremovibile: Ho detto Luna e Luna deve essere.

Ed ecco che entro in gioco io. James, mi fa, tu che conosci tutti, non è che mi rimedi un passaggio spaziale?

Io chiamo certi miei amici italiani di Las Vegas, che nel quarantasette avevano aiutato i militari con una constatazione amichevole tra un P-80 e un trabiccolo pieno di omini grigi sopra Roswell, e tempo due settimane siamo tutti a far bisboccia a bassa gravità, Stanley fa il suo film, alla NASA sono tutti contenti e i Russi si mangiano il fegato condito con la vodka per l’invidia; tutto è bene quel che finisce bene.

Però adesso venitemi a prendere, che non ne posso più di questi nazisti che abitano sulla faccia nascosta, passano tutto il giorno a marciare e non offrono mai la birra.

Dove vado: FirenzeRivista

Ricomincio a scrivere sul blog dopo una lunga latitanza (ben motivata però, ne parlerò in seguito) facendo il resoconto di una bella esperienza che ho vissuto con i miei amici/colleghi di Digressioni. Ormai ho ripetuto fino alla nausea che collaboro con questa rivista culturale, e ho più volte ribadito che mi piacerebbe farla crescere e vedere la sua diffusione aumentare – questo , se non l’avete capito è un velato invito ad andare sul nostro sito o presso le nostre librerie amiche per acquistare una copia – anche frequentando qualche evento, cosa che abbiamo fatto nel weekend dal 20 al 22 settembre, partecipando a FirenzeRivista.

IL mondo delle riviste culturali italiane è piccolo ma sta attraversando una sorta di nuovo rinascimento: nuove riviste nascono ogni giorno, sia sul web che in formato cartaceo, e quelle esistenti stanno riscontrando un rinnovato interesse e una crescita dei lettori.

FirenzeRivista è il paradigma di questo fermento: è una manifestazione che raccoglie il meglio delle riviste indipendenti italiane, comprende una serie di incontri e presentazioni e una fiera in cui è possibile comprare copie delle riviste; è giunta alla sua quinta edizione e sta crescendo anno dopo anno, sia come numero di espositori che come pubblico. Quest’anno, per la prima volta, c’eravamo anche noi di Digressioni, sistemati nel “banchetto NordEst” assieme ai quasi conterranei di La Chiave di Sophia e Charta Sporca. Per tre giorni abbiamo presentato la nostra rivista al pubblico, chiacchierato con i rappresentanti delle altre, fatto compere e instituito i semi per collaborazioni future; per tre giorni abbiamo insomma respirato il clima che noi stiamo contribuendo a instaurare attraverso Digressioni.

Stare a Firenze durante la fiera non ha significato solo lavorare per far conoscere Digressioni, ma ha rappresentato anche un’enorme iniezione di ottimismo verso il futuro che, quando si lavora a una rivista indipendente, è quantomeno incerto.

Che ne sarà della nostra rivista? Ce la faremo a uscire con il prossimo numero? Ci leggerà qualcuno? Queste sono le domande che ogni giorno si pone chi realizza una rivista indipendente, e spesso le risposte non sono incoraggianti; partecipare a FirenzeRivista però mi ha fatto capire che sì, ce la possiamo fare e che sì, tutta questa fatica vale la pena farla.

Torno da Firenze soddisfatto e felice, perché Digressioni sta finalmente uscendo dal nido e imparando a volare, e anche perché ho finalmente dato un volto ad amici che conoscevo solo on line, in particolare Giovanni e Zeno di Quanto Magazine e la meravigliosa Anna di Frab’s Magazine Store, che tanto sta facendo per noi di Digressioni e per le altre riviste!

Come sempre vi lascio con la galleria di immagini.

Torte in forno #3

Dopo una lunga pausa estiva dovuta a vacanze, casini lavorativi e impegni vari di scrittura, eccomi du nuovo tra voi. E quale metodo migliore c’è che raccontarvi cosa ho fatto in questo mese abbondante di assenza dai lidi digitali? Ecco quindi la nuova puntata della rubrica Torte in Forno! Perciò ecco a voi l’elenco di cosa sto combinando in questi giorni.

  • Digressioni 12. Il tema del numero è “Metamorfosi,” per una volta ho lasciato perdere la narrativa e mi sono concentrato solo sulla saggistica; il mio articolo come al solito confronta un romanzo di fantascienza con qualcosa di reale, questa volta si tratta dei luoghi della metamorfosi. Non vi viene in mente nulla? suggerimento: ho parlato di un Area X e di un certo reattore nucleare…
    Sfortunatamente l’amico molto bravo che volevo coinvolgere è troppo impegnato, ma io non demordo.
  • Concorsi letterari.
  • Riviste.
    • Ho inviato un paio di racconti, vediamo come andrà.
  • Birraccontami.
    • Siamo pronti per la serata finale che si terrà martedì 3 settembre sempre alla birreria Crua. Se siete in zona non mancate, ci sarà da divertirsi!
  • Varie ed eventuali

Direi che per ora è tutto, a risentirci!

Quello che ascolto: Muse @ Stadio Olimpico

Il concerto inizia con una frase color fosfori verdi che appare sul megaschermo:

we are caged in a simulation

E la musica attacca con Algorithm mentre figure vestite di LED suonano il trombone correndo per il palco, e Bellamy compare indossando la versione moderna degli occhiali di Macho Man Randy Savage che si accendono di LED bianchi.

Nelle due ore successive i Muse dimostrano di essere attualmente la più grande rock band sul pianeta: mettono insieme uno show che dimostra come abbiano imparato la lezione di Queen, U2, Iron Maiden, Depeche Mode e l’abbiano fatta loro, arricchendola di uno spessore concettuale che fa da compagno a un suono potente e grandi canzoni.

Il loro è più di un concerto, è uno spettacolo multimediale, un concept show, come l’ha definito Rockol, caratterizzato da un tema e un’estetica ben precisi.

Tra effetti visivi, figuranti con tute luminose e macchine sparafumo, luci led, laser, esoscheletri metallici e un gigantesco mostro a metà tra lo zombie Eddie eTerminator, i Muse mettono la distopia in musica e la condiscono con un’estetica cyberpunk che sembra presa direttamente dai romanzi di William Gibson e da 1997 Fuga da New York.

Per Bellamy e soci il mondo è una simulazione, noi ci siamo imprigionati dentro, e, come dice il testo di Algorithm, stiamo diventando obsoleti; non tutto però è perduto, possiamo ancora ribellarci, il tempo sta scadendo ma forse, come in Uprising, potremmo ancora sfuggire al controllo ed essere vittoriosi, possiamo scappare al cyborg gigante che si eleva dietro la batteria e cerca di catturare il gruppo.


Matthew Bellamy diventa quindi una specie di John Connor che guida la resistenza contro il sistema, contro l’algoritmo, per salvare i pochi umani rimasti e, in puro stile anni ottanta ci riesce giocando a un cabinato da bar, staccando la spina e ponendo fine alla simulazione (a qualcuno vien e in mente The Last Starfighter?)

Questo qui indossava un esoscheletro, un esoscheletro, capito? come in Aliens Scontro Finale!


Alla fine non c’è nulla che possa arrestare la cavalcata trionfale di Knights of Cydonia.

No one’s going to take me alive
Time has come to make things right
You and I must fight for our rights
You and I must fight to survive

Quello che leggo: Frab’s Magazines

Frab’s Magazines non è una rivista ma un contenitore che seleziona le migliori riviste cartacee sul mercato e le vende sul suo e-shop. Sono particolarmente legato a questo progetto perché, pur non facendone parte direttamente, noi di Digressioni abbiamo visto nascere la pagina Instagram, e abbiamo l’onore di essere in vendita sul loro negozio on-line

Finora però non avevo mai comprato niente su Frab’s, quindi ho voluto ovviare a questa mancanza provvedendo al mio primo acquisto: Quanto, un esperimento tutto italiano di rivista di letteratura speculativa. Fantascienza e distopia abbracciano la maneggevole follia di queste pagine che si candidano a diventare un cult della letteratura indipendente italiana.

Quanto è una rivista pazzesca, una follia commerciale proprio come piace a noi di Digressioni: Parla di fantascienza, in un paese che considera il genere alla stregua di un intrattenimento per adulti con la mente di un ragazzino nerd; è stampata su tre tipi di carta diversi, tra cui una blu di alta grammatura e finitura ruvida; ha la copertina con le alette, una sovraccoperta in carta lucida e usa inchiostrimetallizati. Insomma, Quanto, come Digressioni, non dovrebbe esistere, ed è proprio per questo che mi fa impazzire.

Insomma, per 15€ ci si porta a casa una rivista che definire una figata è poco.

È però necessario spendere qualche parola anche per Frab’s, e vi anticipo che sono tutte belle: la spedizione è gratuita e viene effettuata il giorno successivo all’ordine con piego di libri quindi, se mamma poste vi assiste, dovreste ricevere il plico entro quattro-cinque giorni. E qui cominciano le belle sorprese: la rivista arriva stupendamente avvolta in una carta da pacchi leggera e raffinata, chiusa con dello spago grezzo; assieme al pacco ci sono un biglietto di ringraziamento scritto a mano da Anna, la titolare del sito, un delizioso segnalibro di Frab’s e una mini-cartolina con una foto virata seppia. Ma non è tutto, c’è anche un regalo, un codice sconto del 15% per un ordine minimo di 20€. Insomma, Amazon sarà anche figo, ma di certo non è così stiloso.

Prima di chiudere con le parole di Anna, vi invito a visitare il sito di Frab’s Magazines e, già che ci siete, anche quello di Digressioni (di cui sta per uscire il numero 11).

Grazie per avere dato fiducia alla carta più bella e pensata in Italia.
Grazie anche per avere creduto nel progetto di Frab’s Magazines.

Dove vado: Digressioni @ Inchiostro 19

Come potete aver notato se mi seguite, Inchiostro 2019 sta generando una quantità importante di post e riflessioni sul blog, questo perché i due giorni in cui ho partecipato sono stati per me ricchissimi di esperienze e incontri, da entrambi i lati del palco, quello degli spettatori e quello dei partecipanti attivi (in quest’ultimo caso sia come ospite che come conduttore).

Per aumentare il mio grado di dissociazione, domenica 23 giugno ho sperimentato anche come ci si sente a essere presentato e presentatore contemporaneamente: nella bella, ma caldissima cornice del Caffè del Museo (e meno male che c’era la birra!) infatti ho fatto da maestro di cerimonie durante l’incontro sulle riviste culturali, introducendo Giorgio Ghibaudo e Mattia Tortelli in rappresentanza di Crack, e Laura Cuzzubbo e… il sottoscritto in rappresentanza di Digressioni.

L’evento, che ha richiamato un bel po’ di gente, o almeno ci piace pensare che siano tutti venuti per ascoltarci e non per bersi qualcosa di fresco, è stato particolarmente importante per noi di Digressioni, visto che era la nostra prima escursione in terra lombarda e la prima partecipazione a un festival letterario interessante e ben organizzato come Inchiostro (OK, questa è una marchetta per far sì che Lorenzo Sartori ci inviti anche il prossmo anno ;)).

Basandoci sui riscontri delle persone presenti sembra che ce la siamo cavata bene e che siamo riusciti a trasmettere l’amore e la cura che mettiamo per realizzare questa rivista che è del tutto indipendente e si basa sugli sforzi dei collaboratori. Menzione speciale a Laura che si è rivelata un’ottima intrattenitrice ed è passata con successo da membro silenzioso della redazione a capo intrattenitrice festivaliera, tanto che l’organizzazione ha dovuto fisicamente allontanarla dal locale, altrimenti a quest’ora era ancora lì che parlava…

Devo poi fare un necessario ringraziamento a Mattia Signorini che nel suo ultimo romanzo, Stelle Minori, ha inserito la creazione di una rivista letteraria indipendente e che ha deciso di parlarne proprio durante la sua presentazione a Inchiostro. A volte la sorte fa incontrare le persone proprio nel momento giusto e, quando succede, ne escono sempre cose meravigliose!

Quello che leggo (e presento): Naila di Mondo9

Se avete letto il mio post precedente, saprete che tra il 21 e il 23 giugno ho partecipato nella doppia veste di presentato e presentatore al festival Inchiostro, organizzato a Crema dal mio amico Lorenzo Sartori.

Tra le tante attività piacevoli, che comprendevano anche una discreta quantità di birra, ho avuto anche l’onore di co-condurre, assieme a Francesca Caldiani, la presentazione che Dario Tonani ha fatto della sua ultima fatica letteraria: Naila di Mondo9.

La copertina di Naila di Mondo 9

Naila è uno di quei libri che ti restano dentro per l’ambientazione: polverosa, cattiva, feroce; Mondo9 è quasi un personaggio del libro, dotato di vita propria e desideroso di ucciderti. Come ho detto a Dario durante la presentazione: leggendo Naila di Mondo9 senti caldo, e sete, e hai un fortissimo desiderio di toccare l’acqua, lavarti le mani.

Naila di Mondo9 è però anche tanto altro, e parlarne con l’autore è un’occasione incredibile per “entrare” ancor più nel romanzo, coglierne aspetti che ti erano sfuggiti, apprezzare le sfumature e, perché no, scoprire anche alcuni dei segreti che ogni autore ha riguardo il suo processo creativo.

Ho così percepito in modo ancora più forte la sensibilità di Dario, il desiderio di comunicare più che una storia appassionante, l’attenzione per l’universo femminile e il “coraggio” che ha avuto, in un mondo prettamente maschile come quello della fantascienza italiana, di creare un protagonista donna al comando di una nave donna in un mondo governato solo da uomini.

Naila diventa quindi un simbolo, un esempio per le donne e un monito per gli uomini e il romanzo di Dario rappresenta uno di quei libri speciali che, oltre ad appassionare, hanno il gran dono di veicolare dei valori importanti.

Come amo spesso dire, la fantascienza è un ottimo modo per parlare del presente e del nostro mondo, e l’opera di Dario ne è un chiaro esempio.

Se volete vedere qualche foto della presentazione, la galleria è qui sotto.

Torte in forno #2

Nuova puntata della rubrica Torte in Forno, ovvero aggiornamento su quello che sto combinando.

  • Digressioni 11. Siamo in dirittura d’arrivo, il tema di questo numero è “Radici,” ho inviato un saggio e un racconto e sono stati entrambi accettati, c’è solo da aspettare i primi di luglio per l’uscita. Per quanto riguarda il saggio, anche questa volta trarrò spunto da un romanzo di fantascienza per parlare di scienza e tecnologia. Il racconto invece… beh, leggetevi la rivista!
  • Digressioni 12. È stato deciso il tema, ho mandato oggi le proposte che sono state accettate, ora devo lavorare. Forse, ma proprio forse, sono riuscito a tirare in barca un mio amico molto bravo, ma non poso dire di più…
  • Concorsi letterari. ci sto la vorando.
    • Veneto del Mistero (scadenza 20 luglio 2019). Sto pensando all’aromento.
    • Cartacarbone/Astolfo sulla luna (scadenza 30 agosto 2019). HO l’arogmento ma devo ancora mettermi a scrivere.
    • Selezione per racconti di fantascienza di Mosca Bianca Edizioni (scadenza 31 ottobre 2019). Sto lavorando a un racconto che però mi sta esplodendo tra le mani, vediamo che ne viene fuori.
    • Try walkin’ in my shoes, parole e immagini contro l’omofobia (scadenza 31 luglio 2019). Mi è venuta un’idea, sotto la doccia, ovviamente, e ho iniziato a scrivere.
  • Birraccontami. Abbiamo organizzato tre contest di scrittura e lettura dal vivo per racconti brevi massimo (4000 battute), legati al tema della birra, che si stanno svolgendo nell’ormai abituale “lochescion” della Birreria Crua di Carbonera (TV). La prima serata, a tema “acqua,” è stat un successo sia per il numero e la qualità di racconti inviati, che per la partecipazione del pubblico. Replicheremo il 9 luglio con la seconda serata, il cui tema è “schiuma.” stay tuned!
  • L’Enciclopedia dei fastidi di Diego Tonini, un progetto di racconti “fastidiosi” di cui parlerò a tempo debito…