Quello che scrivo: L’Avvertimento

«La congiuntura storica e l’importanza paradigmatica dell’argomento mi impongono di trasgredire alla più fondamentale delle regole cronotopologiche ed essere qui con voi questa sera…»

Si fermò. Le persone lo fissavano con occhi sbarrati.

«Inferisco dalla vostra espressione che non mi comprendete, eppure mi sembrava di aver impostato il semanticatore sull’epoca corretta… poco male, farò senza.»

Infilò una mano in bocca, armeggiò un po’ ed estrasse un dente tenendolo tra pollice e indice. Dagli spettatori si levarono mormorii di disgusto, che divennero urla quando lui lo lanciò in mezzo ai tavoli.

«Che è sto casino? Mai visto cavare un semanticatore?» scosse la testa, «siete proprio una massa di babbi, scommetto che non sapete nemmeno come funziona… beh, quello neanche io… vabbè non importa, basta che ci capiamo.»

Tra il pubblico qualcuno aggrottò le sopracciglia.

«Sveglia!» gridò l’uomo, «e sì che mi avevano detto che eravate più intelligenti di noi…»

«Per quello ci vuol poco» commentarono dal basso, suscitando uno scroscio di risate.

L’uomo applaudì facendo il verso della foca. «Bravo, bravo. Adesso stai zitto e fammi parlare, ok?»

Un tappo a corona volò verso il palco e colpì l’uomo sulla fronte.

«Chi è stato, chi è lo stronzo che…»

«Ao, te decidi a parla’?» gridarono.

L’uomo lisciò i vestiti e si schiarì la voce. «Giusto. Dovete sapere che vengo dal futuro.»

«See, è arrivato John Titor!» Esclamarono.

L’uomo non si scompose e disse: «Non da quel futuro. Però sono qui per cambiare il corso della storia e se mi lascerete parlare vi spiegherò come.»

Tutti si zittirono, le luci si abbassarono e l’occhio di bue illuminò l’uomo in piedi di fronte al microfono, che iniziò a raccontare.

«Faccio parte di un piccolo gruppo di scienziati e uomini di cultura, come avrete sicuramente capito dalla mia intelligenza superiore.»

«See, come no!» Risatine. 

L’uomo fece una smorfia e continuò: «Un gruppo di scienziati che opera in clandestinità e che lotta per impedire quello che, secondo noi, porterà all’estinzione del genere umano.»

«Guarda che qua c’abbiamo già Greta che ce pensa lei!» commentarono dal pubblico.

L’uomo sbuffò. «Non parlo di quell’estinzione, abbiamo già sistemato tutto nel 2072.»

«Guerra nucleare?» chiesero.

«No.»

«Epidemia di ebola?»

«No.»

«Meteorite gigante?»

«No.»

«Trump?»

«No.»

«Il ritorno di Salvini?»

L’uomo rise. «Ma chi se lo fila quello!»

«E allora?»

«Nel futuro da cui vengo, grazie ai progressi delle biotecnologie, gli esseri umani sono diventati praticamente immortali.»

«I tuoi problemi, vorrei avecce!» gridò una ragazza dal fondo.

L’uomo sorrise. «Era quello che pensavamo anche noi, cosa c’è di meglio che essere immortali? L’umanità aveva sconfitto la morte, era diventata come Dio, l’eternità era di fronte a noi…»

«E invece?»

«E invece ci siamo scontrati con la realtà: un mondo di immortali è un mondo morto.»

«Ao, ha parlato er poeta!» commentò uno spettatore che in quel momento usciva dal bagno con una birra in mano.

L’uomo sul palco aggrottò le sopracciglia e si passò una mano tra i capelli. Sembrava che pensasse a qualcosa, però poi scrollò le spalle e continuò. «Immaginate di vedere sempre la stessa gente, di fare sempre le stesse cose, di mangiare sempre gli stessi piatti, e replicatelo per centinaia di anni; pensate di non avere nessuna urgenza, di non dover sbrigarvi a fare nulla perché tanto avete tutto il tempo del mondo di fronte a voi. Non siete morti biologicamente, ma lo è la vostra mente, morta di noia.»

Una donna sui quarantacinque si alzò. «Scusa vuoi fare a cambio? A me, tra figli da portare in giro, lavoro, e uno stronzo di marito che non mi aiuta mai, me ne servirebbero due di eternità per fare tutto.»

Le amiche ridacchiarono e fecero cenni di assenso, anche l’uomo rise, ma scosse la testa. «Tu pensi che sia così, ma la realtà è che essere immortali è una condanna, più che una benedizione.» Ci fu un mormorio tra il pubblico.

«Lo so, non mi credete, e non mi aspetto che lo facciate, però pensate a questo: che progresso può esserci in una società composta sempre dalle stesse persone? Che voglia di cambiare può avere chi ha le stesse abitudini da due secoli? La nostra è una civiltà morta, l’arte è solo ripetizione, la scienza non va avanti, è tutto fermo.»

«Annatevene allo stadio!» gridò un ragazzo con la maglia della Roma.

L’uomo sbuffò. «Sai quante volte ho visto il derby? Milletrecentododici, e sempre con le stesse formazioni, ormai non ne posso più.»

«Io Totti avrei voluto vederlo giocare per sempre» rispose il ragazzo.

L’uomo piegò la testa. «Credimi, non è così.»

«Ma nun c’avete figli? Gente nuova, pischelli?»

«E come potremmo? Le risorse sono limitate, nessuno metterebbe al mondo una creatura sapendo che non ci sarà da mangiare per tutti.»

«E che cazzo, allora ammazzateve fra de voi!» sbottò un uomo in ultima fila che aveva l’aspetto di chi avrebbe voluto volentieri far finire quella serata in rissa.

«Pensi che non ci abbiamo provato? Ma siamo diventati troppo codardi per ucciderci e troppo impediti per combattere. E poi abbiamo tutta una schiera di dispositivi e macchine predisposte per salvarci la vita, dipendiamo da loro e loro non ci lascerebbero mai morire.»

La platea era tornata silenziosa, l’uomo stava a capo chino sul palco, inondato dalla luce del faro, e il resto del locale immerso nell’oscurità sembrava fermo, congelato in una sorta di attesa triste. Dopo alcuni minuti un piccolo ometto, con gli occhiali tondi e pochi capelli, si alzò.

«Signore, la sua storia è certamente toccante, ma perché viene a raccontarla qui?»

L’uomo si drizzò e gonfiò il petto, lo sguardo risoluto dritto di fronte a lui. «Non avete capito? Sono venuto qui a chiedervi di bandire ogni ricerca sulle biotecnologie umane affinché questo scenario apocalittico non si verifichi mai!»

Gli spettatori parlottarono tra loro, poi una donna disse: «Ma che vuoi che facciamo noi, dove credi di essere, alle Nazioni Unite?»

L’uomo sbiancò in volto. «Veramente… sì.»

Tutti scoppiarono a ridere. «Buona questa, bravo!» gridarono, qualcuno fischiò.

«No, dico sul serio, queste non sono le Nazioni Unite?»

«A rincojonito, ma te sembra l’ONU questa? Nun vedi che stai sur palco de na birreria?»

«Birreria? Ma non siamo in via del Governo…»

«Del Governo Vecchio, sì, stamo ar centro de Roma, nel futuro nun te l’hanno insegnato che l’ONU sta a New York?»

L’uomo si lasciò cadere a terra, si prese la faccia tra le mani e cominciò a piagnucolare. «L’avevo detto io che i dati erano incompleti, che c’era qualcosa che non andava. Mi hanno spedito nel posto sbagliato, magari pure nel tempo sbagliato!»

«Quello non lo so, ma di sicuro non stai in America»

Alzò lo sguardo, le lacrime gli rigavano il volto che, all’improvviso, sembrava portare tutti i segni della sua età.

«E ora che faccio?»

L’altro si strinse nelle spalle. «Per stasera te fai du birette, domani, visto che passo de là, t’accompagno a Fiumicino che c’è n’amico mio che lavora in Alitalia, magari te rimedia un biglietto a basso prezzo.»

Dove vado: FirenzeRivista

Ricomincio a scrivere sul blog dopo una lunga latitanza (ben motivata però, ne parlerò in seguito) facendo il resoconto di una bella esperienza che ho vissuto con i miei amici/colleghi di Digressioni. Ormai ho ripetuto fino alla nausea che collaboro con questa rivista culturale, e ho più volte ribadito che mi piacerebbe farla crescere e vedere la sua diffusione aumentare – questo , se non l’avete capito è un velato invito ad andare sul nostro sito o presso le nostre librerie amiche per acquistare una copia – anche frequentando qualche evento, cosa che abbiamo fatto nel weekend dal 20 al 22 settembre, partecipando a FirenzeRivista.

IL mondo delle riviste culturali italiane è piccolo ma sta attraversando una sorta di nuovo rinascimento: nuove riviste nascono ogni giorno, sia sul web che in formato cartaceo, e quelle esistenti stanno riscontrando un rinnovato interesse e una crescita dei lettori.

FirenzeRivista è il paradigma di questo fermento: è una manifestazione che raccoglie il meglio delle riviste indipendenti italiane, comprende una serie di incontri e presentazioni e una fiera in cui è possibile comprare copie delle riviste; è giunta alla sua quinta edizione e sta crescendo anno dopo anno, sia come numero di espositori che come pubblico. Quest’anno, per la prima volta, c’eravamo anche noi di Digressioni, sistemati nel “banchetto NordEst” assieme ai quasi conterranei di La Chiave di Sophia e Charta Sporca. Per tre giorni abbiamo presentato la nostra rivista al pubblico, chiacchierato con i rappresentanti delle altre, fatto compere e instituito i semi per collaborazioni future; per tre giorni abbiamo insomma respirato il clima che noi stiamo contribuendo a instaurare attraverso Digressioni.

Stare a Firenze durante la fiera non ha significato solo lavorare per far conoscere Digressioni, ma ha rappresentato anche un’enorme iniezione di ottimismo verso il futuro che, quando si lavora a una rivista indipendente, è quantomeno incerto.

Che ne sarà della nostra rivista? Ce la faremo a uscire con il prossimo numero? Ci leggerà qualcuno? Queste sono le domande che ogni giorno si pone chi realizza una rivista indipendente, e spesso le risposte non sono incoraggianti; partecipare a FirenzeRivista però mi ha fatto capire che sì, ce la possiamo fare e che sì, tutta questa fatica vale la pena farla.

Torno da Firenze soddisfatto e felice, perché Digressioni sta finalmente uscendo dal nido e imparando a volare, e anche perché ho finalmente dato un volto ad amici che conoscevo solo on line, in particolare Giovanni e Zeno di Quanto Magazine e la meravigliosa Anna di Frab’s Magazine Store, che tanto sta facendo per noi di Digressioni e per le altre riviste!

Come sempre vi lascio con la galleria di immagini.

Dove vado: Digressioni @ Inchiostro 19

Come potete aver notato se mi seguite, Inchiostro 2019 sta generando una quantità importante di post e riflessioni sul blog, questo perché i due giorni in cui ho partecipato sono stati per me ricchissimi di esperienze e incontri, da entrambi i lati del palco, quello degli spettatori e quello dei partecipanti attivi (in quest’ultimo caso sia come ospite che come conduttore).

Per aumentare il mio grado di dissociazione, domenica 23 giugno ho sperimentato anche come ci si sente a essere presentato e presentatore contemporaneamente: nella bella, ma caldissima cornice del Caffè del Museo (e meno male che c’era la birra!) infatti ho fatto da maestro di cerimonie durante l’incontro sulle riviste culturali, introducendo Giorgio Ghibaudo e Mattia Tortelli in rappresentanza di Crack, e Laura Cuzzubbo e… il sottoscritto in rappresentanza di Digressioni.

L’evento, che ha richiamato un bel po’ di gente, o almeno ci piace pensare che siano tutti venuti per ascoltarci e non per bersi qualcosa di fresco, è stato particolarmente importante per noi di Digressioni, visto che era la nostra prima escursione in terra lombarda e la prima partecipazione a un festival letterario interessante e ben organizzato come Inchiostro (OK, questa è una marchetta per far sì che Lorenzo Sartori ci inviti anche il prossmo anno ;)).

Basandoci sui riscontri delle persone presenti sembra che ce la siamo cavata bene e che siamo riusciti a trasmettere l’amore e la cura che mettiamo per realizzare questa rivista che è del tutto indipendente e si basa sugli sforzi dei collaboratori. Menzione speciale a Laura che si è rivelata un’ottima intrattenitrice ed è passata con successo da membro silenzioso della redazione a capo intrattenitrice festivaliera, tanto che l’organizzazione ha dovuto fisicamente allontanarla dal locale, altrimenti a quest’ora era ancora lì che parlava…

Devo poi fare un necessario ringraziamento a Mattia Signorini che nel suo ultimo romanzo, Stelle Minori, ha inserito la creazione di una rivista letteraria indipendente e che ha deciso di parlarne proprio durante la sua presentazione a Inchiostro. A volte la sorte fa incontrare le persone proprio nel momento giusto e, quando succede, ne escono sempre cose meravigliose!

Quello che leggo (e presento): Naila di Mondo9

Se avete letto il mio post precedente, saprete che tra il 21 e il 23 giugno ho partecipato nella doppia veste di presentato e presentatore al festival Inchiostro, organizzato a Crema dal mio amico Lorenzo Sartori.

Tra le tante attività piacevoli, che comprendevano anche una discreta quantità di birra, ho avuto anche l’onore di co-condurre, assieme a Francesca Caldiani, la presentazione che Dario Tonani ha fatto della sua ultima fatica letteraria: Naila di Mondo9.

La copertina di Naila di Mondo 9

Naila è uno di quei libri che ti restano dentro per l’ambientazione: polverosa, cattiva, feroce; Mondo9 è quasi un personaggio del libro, dotato di vita propria e desideroso di ucciderti. Come ho detto a Dario durante la presentazione: leggendo Naila di Mondo9 senti caldo, e sete, e hai un fortissimo desiderio di toccare l’acqua, lavarti le mani.

Naila di Mondo9 è però anche tanto altro, e parlarne con l’autore è un’occasione incredibile per “entrare” ancor più nel romanzo, coglierne aspetti che ti erano sfuggiti, apprezzare le sfumature e, perché no, scoprire anche alcuni dei segreti che ogni autore ha riguardo il suo processo creativo.

Ho così percepito in modo ancora più forte la sensibilità di Dario, il desiderio di comunicare più che una storia appassionante, l’attenzione per l’universo femminile e il “coraggio” che ha avuto, in un mondo prettamente maschile come quello della fantascienza italiana, di creare un protagonista donna al comando di una nave donna in un mondo governato solo da uomini.

Naila diventa quindi un simbolo, un esempio per le donne e un monito per gli uomini e il romanzo di Dario rappresenta uno di quei libri speciali che, oltre ad appassionare, hanno il gran dono di veicolare dei valori importanti.

Come amo spesso dire, la fantascienza è un ottimo modo per parlare del presente e del nostro mondo, e l’opera di Dario ne è un chiaro esempio.

Se volete vedere qualche foto della presentazione, la galleria è qui sotto.

Torte in forno #2

Nuova puntata della rubrica Torte in Forno, ovvero aggiornamento su quello che sto combinando.

  • Digressioni 11. Siamo in dirittura d’arrivo, il tema di questo numero è “Radici,” ho inviato un saggio e un racconto e sono stati entrambi accettati, c’è solo da aspettare i primi di luglio per l’uscita. Per quanto riguarda il saggio, anche questa volta trarrò spunto da un romanzo di fantascienza per parlare di scienza e tecnologia. Il racconto invece… beh, leggetevi la rivista!
  • Digressioni 12. È stato deciso il tema, ho mandato oggi le proposte che sono state accettate, ora devo lavorare. Forse, ma proprio forse, sono riuscito a tirare in barca un mio amico molto bravo, ma non poso dire di più…
  • Concorsi letterari. ci sto la vorando.
    • Veneto del Mistero (scadenza 20 luglio 2019). Sto pensando all’aromento.
    • Cartacarbone/Astolfo sulla luna (scadenza 30 agosto 2019). HO l’arogmento ma devo ancora mettermi a scrivere.
    • Selezione per racconti di fantascienza di Mosca Bianca Edizioni (scadenza 31 ottobre 2019). Sto lavorando a un racconto che però mi sta esplodendo tra le mani, vediamo che ne viene fuori.
    • Try walkin’ in my shoes, parole e immagini contro l’omofobia (scadenza 31 luglio 2019). Mi è venuta un’idea, sotto la doccia, ovviamente, e ho iniziato a scrivere.
  • Birraccontami. Abbiamo organizzato tre contest di scrittura e lettura dal vivo per racconti brevi massimo (4000 battute), legati al tema della birra, che si stanno svolgendo nell’ormai abituale “lochescion” della Birreria Crua di Carbonera (TV). La prima serata, a tema “acqua,” è stat un successo sia per il numero e la qualità di racconti inviati, che per la partecipazione del pubblico. Replicheremo il 9 luglio con la seconda serata, il cui tema è “schiuma.” stay tuned!
  • L’Enciclopedia dei fastidi di Diego Tonini, un progetto di racconti “fastidiosi” di cui parlerò a tempo debito…

I festival e gli amici

In giro per l’Italia ci sono migliaia di festival letterari, volendo farli tutti uno dovrebbe essere in un posto diverso ogni weekend, e a volte anche in due posti contemporaneamente.

Che poi viene da chiedersi come mai, se in Italia non legge nessuno ci siano così tanti eventi che vertono sui libri, ma questa è un’altra storia.

Per uno scrittore, presentare a un festival o, ancora meglio, essere invitato a un festival, è un piacere, un massaggio vivificante all’ego frustrato da tante delusioni, sempre che qualcuno venga ad assistere alla presentazione, ma ai festival, a differenza che in libreria qualcuno che si siede c’è sempre, se non altro perché ha sbagliato posto o per riposarsi un po’.

E poi il mondo degli scrittori è piccolo, in qualche modo ci si conosce tutti, di persona, sui social, anche solo di nome, perciò andare a un festival è spesso come la cena di Natale con le persone che vedi poco: ci sono quelli che ti stanno sulle balle, chi vorresti incontrare più spesso, gli amici persi e ritrovati, ci sono perfino i vecchi amori di tanti anni fa. Insomma, per uno scrittore, andare a un festival è l’equivalente di passare un weekend da parenti che vivono lontano.

Capita poi che un festival sia particolarmente piacevole, vuoi per il luogo, per l’organizzazione, per gli ospiti; o per tutte queste cose assieme, come è stato per Inchiostro, che si è svolto nei chiostri del museo a Crema il 21-22-23 giugno.

E se il festival in questione è organizzato da un tuo amico, come in questo caso l’instancabile Lorenzo Sartori, il tutto sfiora la perfezione, e dico sfiora perché come al solito la maledizione meteorologica che affligge le presentazioni di Niente di umano all’orizzonte ha colpito ancora, con il diluvio universale che si è abbattuto sul nord Italia sabato mattina.

Questa volta però non voglio parlare delle presentazioni che faccio come autore, ho già rotto le palle abbastanza, (però se volete vedervi le foto della presentazione che ho fatto con Ilaria Pasqua e Delos Veronesi, sono qui sotto) ma di un’attività per me nuova, quella di conduttore (maestro di cerimonie, presentatore di presentazioni, come cavolo si dice?!?) Insomma, vi voglio parlare del fatto che stavolta sono stato io a introdurre un autore, e in ben due occasioni.

Come ho già scritto, un buon conduttore determina la riuscita o meno di una presentazione, per cui trovarmi dall’altra parte della barricata mi ha reso un po’ teso, per due motivi:
primo, era la prima volta, e con un autore piuttosto noto nell’ambito della narrativa fantastica italiana;
secondo, a differenza mia che sono uno che ama andare a braccio, l’autore preferiva una certa pianificazione dell’evento.

Ma quindi? Di chi stai parlando? Come è andata?
Calma, calma, mo’ ve racconto…

Il sempre caro Lorenzo mi ha chiesto, in quanto frequentatore del genere fantastico sia in lettura che in scrittura, come un hard disk per intenderci, di co-condurre assieme a Francesa Caldiani niente popò di meno che Dario Tonani, l’autore delle Cronache di Mondo9 (Urania) e di Naila di Mondo9 (Oscar Fantastica), due fra i più famosi libri di fantascienza italiana degli ultimi anni. Capite quindi che, visto anche il pubblico abbastanza sostanzioso, la paura di fare brutta figura c’era.

Dario però è una persona squisita, cordiale e disponibile, che dice sempre cose interessanti e quindi, con Francesa che da professionista scafata bilanciava la mia cialtronaggine, abbiamo creato un’atmosefre molto bella e chiacchierato amabilmente di libri, di vita e di tutto quello che ci veniva in mente , coinvolgendo gli spettatori. Insomma, è stato davvero bello.

Non pago dell’esperienza, il giorno successivo ho condotto anche due autrici indipendenti, Monia Scott e Alessia Francone, due autrici indipendenti di narrativa fantastica, con le qualli ho dialogato sulle difficoltà di fare un buon worldbuilding, sul ruolo della donna nella letteratura fantastica e su cosa voglia dire essere autori indipendenti.

Poin ci sarebbe da parlare anche di Digressioni, ma penso di avervi annoiato abbastanza, per cui dovrete aspettare il prossimo post.

quasi dimenticavo: grazie a Laura Cuzzubbo per le foto!

Appunti di uno che scrive: le dediche

A volte capita, ma solo a volte, che una presentazione vada bene e che il pubblico presente, oltre a esserci, cosa non del tutto scontata, ascolti gli sproloqui dell’autore e alla fine decida perfino di comprare una copia del libro.

Ora, riprendendo un mio post precedente, mi sono fatto un’idea sul pubblico tipico di una presentazione che, da buon markettaro, illustrerò di seguito con un grafico a torta (lo so, i grafici a torta sono bellissimi).

Considerando una generica presentazione con un pubblico ragionevole, diciamo dieci persone, l’audience è così composto:

amici e parenti dello scrittore4
habitué del locale che si confondono con l’arredamento3
persone entrate per sbaglio o perché fuori piove2
sconosciuti realmente interessati1
totale10
il bellissimo grafico a torta che rappresenta il pubblico tipico di una presentazione (ve l’ho detto che amo i grafici a torta?)

È perciò poco probabile che qualcuno compri una copia del vostro libro, soprattutto dopo la prima presentazione, quando il bacino di acquisto da parte di amici e parenti si è esaurito. Tralasciando il 40% delle persone presenti che avete invitato voi, c’è comunque la remota possibilità che nel restante 60% ci sia qualcuno che, convinto dalla vostra performance o più probabilmente mosso a compassione, decida di prendere il libro.

A quel punto è molto probabile che si avvicini per chiedervi una dedica, richiesta a cui dovete farvi trovare pronti.

di seguito quindi elencherò, come sempre in ordine sparso e in modo parziale,

le cose da sapere quando scrivete una dedica.

  • premuratevi di avere con voi una penna. È piuttosto antipatico dover chiedere la penna al lettore, perché poi la userete anche per la persona successiva costringendo l’altro a starvi appiccicato tutto il tempo come un avvoltoio in attesa della preda, per farsi ridare la penna.
Io porto sempre con me le mie due penne preferite per firmare dediche in tutta comodità e sicurezza.
  • Chiedete il nome alla persona, non è carino dedicare il libro a Lisa anziché Luisa, o confondersi perché credete di conoscere chi avete davanti.
  • Ci sono due scuole di pensiero per le dediche: quella per cui si scrive una frase personalizzata a ognuno e quella in cui invece si usa sempre la stessa frase generica (un mio amico opta per la terza via, quella di scrivere titoli di film che gli sono piaciuti invece che la dedica, originale ma non so se apprezzata da tutti. Io propendo per la dedica personalizzata, mi sembra un gesto di rispetto e cura verso i propri lettori. L’unica cosa da non fare è firmare e basta, potrebbe risultare fruttuoso al vostro lettore nel caso voi diventaste famosi o moriste improvvisamente, ma comunque non è di buon gusto.
  • Scrivete in modo comprensibile, eventualmente in stampatello, non è carino che il lettore arrivi a casa, apra il libro, e si trovi quattro scarabocchi incomprensibili sulla prima pagina.
  • Sorridete, la persona che avete davanti ha appena speso dei soldi per voi dopo avervi sentito blaterare per un’ora, il minimo che si merita è un po’ di gentilezza.
  • Spendete un po’ di tempo chiacchierando col lettore, magari chiedetegli anche di farvi sapere come ha trovato il libro, ben pochi lo faranno, ma è un modo per instaurare un rapporto.
  • Non arrabbiatevi se qualcuno dopo la presentazione non compra una copia, non potete conoscere le sue disponibilità economiche né i suoi gusti letterari, vi ha già fatto un favore ascoltandovi.
guardate la gioia di una lettrice dopo che gli avete scritto una bella dedica…

OK, credo di aver detto più o meno tutto quello che mi veniva in mente, quindi posso lasciarvi con qualche foto della mia ultima presentazione alla Libreria San Leonardo di Treviso, dove ho anche firmato qualche dedica!

Appunti di uno che scrive: ancora sulle presentazioni

Cose che ho imparato sulle presentazioni del proprio libro:

  • Il conduttore è importantissimo: deve tenere il pubblico, fare le domande giuste, colmare i silenzi e dare il ritmo giusto. Puoi anche aver scritto un gran libro ed essere bello e simpatico, ma senza un bravo conduttore non farai una buona presentazione
  • Vale la regola del 100-10-1: se inviti 100 persone, ne vengono 10 e una compra il libro.
  • Invita gente, tantissima gente, tutta la gente che conosci (vedi regola 100-10-1). Non pensare che lo faccia il gestore del locale, di solito loro sperano che tu porti clienti.
  • Devi scegliere l’orario e il giorno giusto, e non è detto che quello che è valido per un posto lo sia per un altro; ogni città, ogni zona e ogni locale hanno gli orari e i giorni migliori, prima di organizzare una presentazione è meglio fare una breve ricerca su questo aspetto.
  • I post sponsorizzati su Facebook non servono a niente, ti fanno spendere soldi e nessuna delle persone raggiunte verrà alla presentazione.
  • Non pensare che creare l’evento su Facebook voglia dire “fare promozione.”
  • Se non sei famoso e fai una presentazione in una città dove non conosci nessuno, non verrà nessuno.
  • Le presentazioni in coppia sono divertenti e spesso molto interessanti da seguire, ma chi viene a vedere l’altro difficilmente comprerà il tuo libro.
  • Dopo un’ora che ti sente parlare, la gente comincia a rompersi le palle.
  • Non dare per scontato che la casa editrice e il libraio si siano preoccupati di far arrivare i libri, meglio rompere le palle una volta in più che trovarsi senza copie il giorno della presentazione.
  • Ricordati che può sempre piovere.
  • Anche se non è venuto nessuno e hai parlato a delle sedie vuote, di’ sempre che è andata benissimo, puoi raccontare delle tue presentazioni deserte solo durante una presentazione gremita di pubblico per sembrare quello che è rimasto umile.

Dopo questa lista, beccatevi le foto della presentazione che ho fatto a Roma al Senior Jag Cafè assieme all’amica Ilaria Pasqua, che è stata un successo di pubblico e di vendite.

Le Riviste Indipendenti e il profumo della carta

Non so se è perché collaboro con Digressioni, o perché sono reduce da una gran festa a Torino organizzata dagli amici di Crack, ma ho notato che ultimamente c’è un ritorno d’interesse verso le riviste culturali indipendenti. Dico “ritorno” perché, nonostante il mondo delle riviste indipendenti abbia mantenuto sempre una sua certa vitalità, prima su carta e poi sul web, ora sembra, ripeto, almeno a me, forse perché la mia frequentazione di questo ambiente è abbastanza nuova, che ci sia una nuova crescita delle riviste, sia come pubblico che come numero di pubblicazioni. È interessante notare poi come i stia fecondo strada l’idea di rivista non solo come contenitore di articoli, racconti e poesie, ma anche come oggetto dotato di una sua dignità a prescindere dal contenuto, cosa bella da tenere in mano, sfogliare e mostrare.

In un mondo in gran parte digitale, dove le informazioni e le forme di espressione artistica tendono a perdere il loro legame col supporto fisico, basti pensare alla musica o a film e serie in streaming, la parola scritta sembra ancorarsi con forza all’oggetto cartaceo. E non c’è solo il feticismo verso l’oggetto libro, come se la lettura su formati digitale non fosse un’attività abbastanza culturale, ma anche la voglia di recuperare una dimensione artigianale dell’editoria, realizzando prodotti dal contento di valore ma anche belli da sfogliare.

Se la prima tendenza mi vede particolarmente critico, per me l’importante in un libro è il contenuto, indipendentemente dal supporto, sia esso cartaceo, elettronico o audiobook, per quanto riguarda la creazione di oggetti belli non posso che essere d’accordo.

E in questa direzione vanno Digressioni e molte delle riviste che ho avuto il piacere di conoscere durante la Notte delle Riviste al Salone Off. Al di là della festa, delle birre, del divertimento e del l’intervista in radio (mi trovate qui al minuto 32 della parte1), l’evento ha permesso di toccare con mano alcune delle riviste di cui avevo solo sentito parlare. Ognuna ha in suo target, una sua linea editoriale, in suo formato e una sua grafica. Grande, piccola, spessa, sottile, ripiegata, rilegata; ogni rivista è bella a modo suo e, cosa più importante, ognuna ha dietro di sé un gruppo di persone capaci ed entusiaste che lavorano duro per realizzare qualcosa di bello.

le riviste alla festa!

Le riviste stanno tornando, e sfruttano l meglio del mondo cartaceo e di quello digitale, stanno tornando e lo fanno con stile, e le persone cominciano ad accorgersene, tanto che nascono anche negozi on-line che si propongono di diffondere il meglio che il panorama indipendente può offrire.

Ma alla fine, perché ho scritto tutto sto pippone? Semplice: per ringraziare un’altra volta Crack che mi ha invitato alla festa e poi perché le riviste indipendenti sono una figata e dovete leggerle! (Se leggete Digressioni è meglio, ma anche le altre vanno bene, un elenco lo trovate qui).

Dove vado: Vicino/Lontano

Nonostante il titolo del post molto poetico non mi sono mosso di tanto, lo scorso weekend (18-19 maggio) infatti si è svolto a Udine il festival Vicino/Lontano, un evento molto interessante giunto alla quindicesima edizione che mi sento di consigliarvi per il prossimo anno.

I miei amici di Digressioni sono stati parte attiva del festival e, ospiti di un caffè libreria molto carino, Il Caffè dei Libri (lo ammetto, potevano spremersi di più per il nome), Davide, Francesco, Annarosa e Carlo hanno intrattenuto le folle con la loro istrionica verve, esibendosi in furiosi stage diving e poghi scatenati.

Sto esagerando? No, li sto proprio prendendo in giro perché sono quattro persone dall’indole fin troppo pacata, ma hanno un sacco da dire e lo fanno con garbo e intelligenza. E poi hanno una grande ironia, almeno spero, visto che voglio continuare a scrivere per la rivista.

Tralasciando l’ingombrante presenza scenica dei relatori, di cui sotto potete vedere una testimonianza fotografica, la bellezza di Digressioni sta nella possibilità che dà di sconfinare in campi del sapere che non si conoscono e di arricchirsi creando ponti tra i vari campi della cultura.

l’ingombrante presenza scenica di un relatore di Digressioni

Si scopre così che il film Matrix e la biopolitica di Michel Foucault hanno più cose in comune di quanto si immagina; che Perrault, oltre che scrivere frasi disegnava labirinti per il re di Francia; e che, in tempi remoti, il nostro direttore Davide De Lucca scrisse la sceneggiatura di un improbabile film in cui lui ed Ezio Greggio tentavano di attraversare il confine con San Marino.

Dal punto di vista letterario si è parlato di ipertesti, di Bandersnatch e di Calvino, di librogame. Ho scoperto che esistono poesie interattive che cambiano se ci passi il mouse sopra o a seconda dell’ora in cui le leggi; poesie elttroniche che si cancellano una volta lette o che non sono mai uguali a loro stesse. Ho scoperto che la letteratura non è sempre statica, ma a volte può mutare assieme al lettore e che il lettore può interagire con il testo, non solo mentalmente, ma anche fisicamente.

E tutto questo l’ho scoperto grazie agli amici di Digressioni, quindi mi resta una sola cosa da fare prima di lasciarvi alla galleria fotografica ed è urlarvi: ABBONATEVI! (non ve ne pentirete).