Appunti di uno che scrive: l’editing

Avete scritto il vostro romanzo e, contrariamente a ogni previsione, un editore ha deciso di pubblicarlo; credete che ormai sia fatta, che da qui sia tutta discesa…

Sbagliato.

Voi pensavate di aver finito il vostro lavoro che, una volta consegnato il manoscritto e firmato il contratto, l’unica cosa di cui avreste dovuto preoccuparvi sarebbe stata un crampo alla mano per le troppe copie firmate, e invece no, vi attende il terribile spauracchio, il babau letterario, la croce di ogni autore:

L’editing.

Vi vedo già alzare le spalle e stamparvi in faccia quel sorrisetto da saputelli, sento i vostri pensieri che dicono:

Eh ma cosa vuoi che sia… giusto qualche correzione da fare, errori di battitura, nomi sbagliati… cazzatine, il mio manoscritto è praticamente a posto.

Sbagliato un’altra volta.

L’editing per uno scrittore rappresenta quello che le tre prove dell’Oracolo del Sud erano per Atreyu e va affrontato con lo stesso timore.

L’editor è come le sfingi, decide cosa lasciar passare e cosa distruggere secondo una logica che l’autore non capisce. Dopo le sfingi la porta dello specchio magico ti mostra lo scrittore che sei veramente, ho visto persone che credevano di essere gran romanzieri cadere sotto i colpi dello spietato editor, e giovani insicuri attraversare lo specchio con facilità come autori navigati. E, come nella terza porta, solo chi riesce ad accantonare le proprie volontà e affidarsi a quella dell’editor, potrà passare e vedere la propria bozza finale.

E poi confrontarsi con Vader (No, ho sbagliato film, scusate).

L’editing rappresenta per l’autore le prove che ha dovuto affrontare Atreyu per arrivare all’Oracolo del Sud

Fuori dalle metafore, l’editing può essere un processo doloroso per lo scrittore in erba perché un bravo editor è spietato e mette in evidenza tutte le carenze del testo, soprattutto quelle che l’autore non è riuscito a vedere. Di primo acchito la reazione di chiunque è di rifiuto, si tende a tacciare l’editor di incapacità, si vuole difendere a oltranza quello che si è scritto; instaurare un rapporto di fiducia con un editor è invece fondamentale e necessario, non solo per rendere il proprio manoscritto un “libro” ma anche per imparare e migliorarsi in funzione del nostro prossimo lavoro.

Ricordate però che l’editor è una persona con i suoi gusti e le sue idee e che non tutto quello che dice va recepito senza discutere (ma un buon novanta percento sì) la cosa fondamentale è discutere assieme e ricordarsi che si lavora per uno scopo comune: il miglioramento del testo.

Quindi, non siate felici se l’editor vi ha segnato poche cose, siatelo se ve ne ha segnate molte, è un’ottima occasione per crescere come scrittori.

Vi lascio rimandandovi a quanto scritto da un amico che di scrittura ne sa più di me, e che di editing se ne intende (cliccate qui).

editor e autore discutono su un passo del romanzo

Appunti di uno che scrive: farsi venire l’idea

i have only great ideas

Il mondo degli aspiranti scrittori si può dividere in due grandi categorie: quella dei Io ho un sacco di idee fighissime per un romanzo ma non ho tempo per scriverle, e quella dei ma come fai ad avere tutte ste idee? Io vorrei scrivere ma non mi viene in mente nulla…

L’idea è spesso il cruccio di chi si appresta a scrivere una storia: si cerca – giustamente – di essere originali, di avere in testa qualcosa di forte da cui partire, e ci si arena ancora prima di iniziare la scrittura, alla disperata ricerca della tanto agognata idea geniale.

Dall’alto della mia esperienza (una decina di centimetri, più o meno lo spessore dei libri che ho scritto impilati un sull’altro) posso dire che la mancanza di idee è un falso problema: le idee arrivano, basta essere ricettivi e allenati ad accoglierle. Come ho scritto nel post precedente, uno dei momenti in cui la mia vena creativa si sviluppa di più è quando sono sotto la doccia, ma quella è solo l’occasione in cui riesco a essere isolato dal mondo e a concretizzare le idee in una traccia su cui basarmi per scrivere.

Le idee però vengono da tutt’altra parte, vengono dal mondo di fuori, dalle letture, dalle notizie su internet o in tv, vengono da qualcosa che ha detto un amico o un collega… vengono e si sedimentano in un angolino del cervello per poi saltar fuori all’improvviso, combinarsi fra loro e formare lo spunto per una storia. E guardate che non lo dico solo io, ma anche un certo Stephen King…

Non esiste un Deposito delle Idee, non c’è una Centrale delle Storie, un’Isola dei Best-Seller sepolti; le idee per un buon racconto spuntano a quel che sembra letteralmente dal nulla, ti piombano addosso di punti in bianco: due pensieri che prima erano del tutto indipendenti tutto a un tratto trovano un punto d’incontro e si concretizzano in qualcosa di assolutamente nuovo. Il tuo compito non è trovare queste idee ma riconoscerle quando si manifestano.

da: On Writing. Autobiografia di un mestiere

Per la mia raccolta di racconti – Ve l’ho detto che a fine marzo uscirà il mio nuovo libro? – alcune idee le ho trovate al lavoro: La Fabbrica, per esempio, è nato mentre studiavo l’industria 4.0; Il Colloquio deriva invece dalla mia frustrazione per le continue interviste di lavoro infruttuose, unita a un certo istinto omicida; gli altri racconti invece da… beh, mica vi posso svelare tutto, altrimenti che lo comprate a fare il libro?

Fino a qui comunque c’è stata la parte facile, adesso, con l’idea chiara in testa, bisogna cominciare a scrivere la storia, e questo è tutto un altro paio di maniche…