Che fine ho fatto?

Nel decalogo del bravo blogger/influencer/social media coso al primo posto c’è scritto:

Pubblica costantemente e frequentemente contenuti

(Il bravo social media coso non è necessariamente uno scrittore e fa uso copioso di avverbi in -ente e rime interne).

Come avrete immaginato non vedendo nuovi post negli ultimi dieci giorni, io un bravo social coso non lo sono e questo per un semplice motivo: il bravo social media coso non ha una vita nel mondo reale.

Io invece ho un lavoro che non mi piace ma mi paga le bollette, sono un padre separato che vedendo il figlio per metà mese cerca di massimizzare il tempo con lui, e vorrei anche scrivere qualcosa nel tempo libero (a proposito, avete dato un’occhiata al mio nuovo libro?).

Tutto questo pippone non è per suscitare compassione, ma per dire che ogni tanto il tempo per fare tutto ciò che voglio non basta e che devo per forza tralasciare qualcosa, che in questo periodo è proprio il blog.

Però ho lo stesso un sacco di idee e progetti in cantiere, alcuni più importanti di altri, alcuni che si realizzeranno mentre altri no, alcuni a breve termine alcuni più lontani nel futuro…

Insomma di roba da raccontare ne ho tanta quindi se vi piace seguirmi abbiate pazienza che mi rifarò vivo presto 😁

Nuova rubrica: torte in forno

Inauguro con questo post la nuova rubrica “torte in forno” in cui scriverò dei progetti a cui sto lavorando o a cui voglio lavorare (Work in progress non mi piaceva, è una locuzione abusata), così i miei 25 lettori saranno sempre accuratamente edotti delle mie innumerevoli attività (questa frase è un classico esempio di inutile sfoggio di erudizione).

Ordunque veniamo al dunque, che sta combinando il Tonini? Ecco la solita lista disordinata.

  • Digressioni 11. Ormai è diventato un appuntamento fisso di scrittura, non solo di lettura; dopo il numero 10 disponibile ora, per il quale ho scritto solo un saggio, nel numero 11 potrebbe esserci un mio doppio contributo: saggio e racconto. Vedremo.
  • Concorsi letterari. Ci sono un po’ di concorsi a cui vorrei partecipare con un racconto:
  • L’Enciclopedia dei fastidi di Diego Tonini, un progetto di racconti “fastidiosi” di cui parlerò a tempo debito…

Ho tante altre idee in testa, e troppo poco tempo per realizzarle, ma di quelle parlerò nei prossimo post…

Ah, foto e colombe sono state gentilmente offerte dal mio amico Mario Pacchiarotti

Appunti di uno che scrive: le dediche

A volte capita, ma solo a volte, che una presentazione vada bene e che il pubblico presente, oltre a esserci, cosa non del tutto scontata, ascolti gli sproloqui dell’autore e alla fine decida perfino di comprare una copia del libro.

Ora, riprendendo un mio post precedente, mi sono fatto un’idea sul pubblico tipico di una presentazione che, da buon markettaro, illustrerò di seguito con un grafico a torta (lo so, i grafici a torta sono bellissimi).

Considerando una generica presentazione con un pubblico ragionevole, diciamo dieci persone, l’audience è così composto:

amici e parenti dello scrittore4
habitué del locale che si confondono con l’arredamento3
persone entrate per sbaglio o perché fuori piove2
sconosciuti realmente interessati1
totale10
il bellissimo grafico a torta che rappresenta il pubblico tipico di una presentazione (ve l’ho detto che amo i grafici a torta?)

È perciò poco probabile che qualcuno compri una copia del vostro libro, soprattutto dopo la prima presentazione, quando il bacino di acquisto da parte di amici e parenti si è esaurito. Tralasciando il 40% delle persone presenti che avete invitato voi, c’è comunque la remota possibilità che nel restante 60% ci sia qualcuno che, convinto dalla vostra performance o più probabilmente mosso a compassione, decida di prendere il libro.

A quel punto è molto probabile che si avvicini per chiedervi una dedica, richiesta a cui dovete farvi trovare pronti.

di seguito quindi elencherò, come sempre in ordine sparso e in modo parziale,

le cose da sapere quando scrivete una dedica.

  • premuratevi di avere con voi una penna. È piuttosto antipatico dover chiedere la penna al lettore, perché poi la userete anche per la persona successiva costringendo l’altro a starvi appiccicato tutto il tempo come un avvoltoio in attesa della preda, per farsi ridare la penna.
Io porto sempre con me le mie due penne preferite per firmare dediche in tutta comodità e sicurezza.
  • Chiedete il nome alla persona, non è carino dedicare il libro a Lisa anziché Luisa, o confondersi perché credete di conoscere chi avete davanti.
  • Ci sono due scuole di pensiero per le dediche: quella per cui si scrive una frase personalizzata a ognuno e quella in cui invece si usa sempre la stessa frase generica (un mio amico opta per la terza via, quella di scrivere titoli di film che gli sono piaciuti invece che la dedica, originale ma non so se apprezzata da tutti. Io propendo per la dedica personalizzata, mi sembra un gesto di rispetto e cura verso i propri lettori. L’unica cosa da non fare è firmare e basta, potrebbe risultare fruttuoso al vostro lettore nel caso voi diventaste famosi o moriste improvvisamente, ma comunque non è di buon gusto.
  • Scrivete in modo comprensibile, eventualmente in stampatello, non è carino che il lettore arrivi a casa, apra il libro, e si trovi quattro scarabocchi incomprensibili sulla prima pagina.
  • Sorridete, la persona che avete davanti ha appena speso dei soldi per voi dopo avervi sentito blaterare per un’ora, il minimo che si merita è un po’ di gentilezza.
  • Spendete un po’ di tempo chiacchierando col lettore, magari chiedetegli anche di farvi sapere come ha trovato il libro, ben pochi lo faranno, ma è un modo per instaurare un rapporto.
  • Non arrabbiatevi se qualcuno dopo la presentazione non compra una copia, non potete conoscere le sue disponibilità economiche né i suoi gusti letterari, vi ha già fatto un favore ascoltandovi.
guardate la gioia di una lettrice dopo che gli avete scritto una bella dedica…

OK, credo di aver detto più o meno tutto quello che mi veniva in mente, quindi posso lasciarvi con qualche foto della mia ultima presentazione alla Libreria San Leonardo di Treviso, dove ho anche firmato qualche dedica!

Appunti di uno che scrive: ancora sulle presentazioni

Cose che ho imparato sulle presentazioni del proprio libro:

  • Il conduttore è importantissimo: deve tenere il pubblico, fare le domande giuste, colmare i silenzi e dare il ritmo giusto. Puoi anche aver scritto un gran libro ed essere bello e simpatico, ma senza un bravo conduttore non farai una buona presentazione
  • Vale la regola del 100-10-1: se inviti 100 persone, ne vengono 10 e una compra il libro.
  • Invita gente, tantissima gente, tutta la gente che conosci (vedi regola 100-10-1). Non pensare che lo faccia il gestore del locale, di solito loro sperano che tu porti clienti.
  • Devi scegliere l’orario e il giorno giusto, e non è detto che quello che è valido per un posto lo sia per un altro; ogni città, ogni zona e ogni locale hanno gli orari e i giorni migliori, prima di organizzare una presentazione è meglio fare una breve ricerca su questo aspetto.
  • I post sponsorizzati su Facebook non servono a niente, ti fanno spendere soldi e nessuna delle persone raggiunte verrà alla presentazione.
  • Non pensare che creare l’evento su Facebook voglia dire “fare promozione.”
  • Se non sei famoso e fai una presentazione in una città dove non conosci nessuno, non verrà nessuno.
  • Le presentazioni in coppia sono divertenti e spesso molto interessanti da seguire, ma chi viene a vedere l’altro difficilmente comprerà il tuo libro.
  • Dopo un’ora che ti sente parlare, la gente comincia a rompersi le palle.
  • Non dare per scontato che la casa editrice e il libraio si siano preoccupati di far arrivare i libri, meglio rompere le palle una volta in più che trovarsi senza copie il giorno della presentazione.
  • Ricordati che può sempre piovere.
  • Anche se non è venuto nessuno e hai parlato a delle sedie vuote, di’ sempre che è andata benissimo, puoi raccontare delle tue presentazioni deserte solo durante una presentazione gremita di pubblico per sembrare quello che è rimasto umile.

Dopo questa lista, beccatevi le foto della presentazione che ho fatto a Roma al Senior Jag Cafè assieme all’amica Ilaria Pasqua, che è stata un successo di pubblico e di vendite.

Dove vado: il Salone del Libro parte 2°

Per chi frequenta il mondo dei libri e dell’editoria il Salone Internazionale del Libro di Torino è l’evento dell’anno e come tale è atteso e preparato cn cura. Da quattro anni a questa parte cioè da quando ho cominciato a frequentare il Salone, il mio rituale di preparazione è sempre lo stesso:

  1. a pochi giorni dall’inizio comincio a guardare l’app store per vedere se l’applicazione del Salone è aggiornata;
  2. mi lamento perché non lo è;
  3. aspetto finché non la aggiornano;
  4. controllo il programma e seleziono minuziosamente tutti gli eventi a cui voglio partecipare.

Poi è ovvio che, una volta a Torino, non partecipo a nessun evento e non seguo nessuna presentazione perché sono troppo lontane, c’è troppa gente, ho altro da fare o semplicemente non ne ho voglia. Ma va bene così, in fondo io al Salone ci vado perché mi piace stare allo stand della casa editrice e incontrare gente, altri scrittori come me (sì, qua do sono a Torino mi piace definirmi “scrittore”), editori, agenti, blogger, ecc.

Eppoi (prima che mi diate dell’ignorante, l’univerbazione è voluta) compro libri, tanti libri, e faccio foto, posto su Instagram e Facebook, taggo e ritaggo, anche se quest’anno la rete era così intasata che i post andavano on line due ore dopo; insomma, è una delle poche volte in cui mi sento veramente social.

Scrivere del Salone è sempre difficile perché è difficile trasmettere il marasma di sentimenti, la soddisfazione di aver portato il proprio libro a un evento così grande, la fatica dello stare in piedi tre giorni di fila, la gioia di incontrare tanti amici e di farsene di nuovi, le feste e le cene, tutto quello che ruota attorno a 5 giorni di metà maggio. Per questo infatti non lo farò, lascio alle immagini il compito di parlare per me.

Voglio però fare due cose: ringraziare ed elencare.

Ringrazio chi ho incontrato, in ordine rigorosamente casuale:

  • i miei compagni di avventura del Sad Dog Project Ilaria, Lorenzo e Mario (anche se non è venuto);
  • Gli autori di Scatole Parlanti che ho conosciuto;
  • Tutti gli amici autori, troppo lungo elencarli tutti e rischierei di dimenticarne qualcuno;
  • chi ha comprato i miei libri;
  • i miei editori: Scatole Parlanti e Gainsworth;
  • Gli amici editori, in particolare Plesio;
  • La rivista Crack e tutti quelli che hanno partecipato alla Notte delle Riviste, Inclusa Digressioni;
  • Radio Rogna per l’intervista che mi ha fatto in diretta;
  • tutti quelli che ho dimenticato.

Elenco i libri che ho comprato:

  • Healing Blood Libro Secondo, Lavinia Pinello e Candida Corsi, Dark Zone
  • Gomoria, Carlo H. De Medici, Cliquot
  • Italian Way of Cooking – Pizza Mostri e Mandolino, Marco Cardone, Acheron
  • Il Manifesto dei Cosmonisti, Mikael Nimi, IPreborea
  • Sotto un Cielo di Bombe, Eugenia di Guglielmo, Scatole Parlanti
  • Auxarian, Francesco Bellia, Scatole Parlanti
  • Goblin ad Alta Quota, Mala Spina, Acheron
  • A Volte le Parole non Bastano, Alessio Provenzani, Scatole Parlanti
  • Bomb Man, Ilaria Pasqua, Scatole Parlanti
  • Solo uno Stupido Sabato Sera, Luca Puggioni, Scatole Parlanti
  • Piccoli Suicidi tra Amici, Arto Paasilinna, Iperborea

Bene, e adesso, via con le foto!

Appunti di uno che scrive: altre presentazioni

ed eccoci a una nuova presentazione! stavolta parliamo di Digressioni, e in particolare dell’ultimo numero, il 10, che ha come tema “Reti.” Siamo al Bar Radio Golden di Conegliano, in provincia di Treviso, un bel locale, piccolo ma vivace, che da spazio a eventi culturali e di intrattenimento, con un piglio diverso da altri posti della provincia (per esempio è l’unico locale che conosca in zona che ha un cartellone di stand-up comedy). Stavolta però a dato spazio alla ciurma di Digressioni che ha intrattenuto il pubblico presente nonostante il diluvio con letture dai passati numeri della rivista inframmezzate da un po’ di musica scelta ad hoc.

come sempre, vi posto qualche foto da gustare e, chicca delle chicche, un video del mio partner in crime Francesco Zanolla che legge il mio racconto “Elegia per un cantiere” che potete trovare nel numero nove di Digressioni, come sempre sul nostro negozio etsy. (E abbonatevi, cazzo!)

Sotto con le foto! (Grazie a Laura per gli scatti)

Quello che leggo (e scrivo): Digressioni

Come già sapete, scrivo per Digressioni, una rivista trimestrale cartacea di cultura (se non la conoscete questa è un’ottima occasione per acquistarne una copia o abbonarvi). Il desiderio di collaborare con la banda di folli che tiene in piedi questo progetto è nato perché Digressioni rappresenta esattamente la rivista che desidero leggere: snella, curata nella forma e nei contenuti, non settoriale, ma con un’attitudine all’interdisciplinarietà e alle contaminazioni che apprezzo moltissimo. In Digressioni si può trovare tutto, letteratura, scienza, musica, cinema, filosofia… è una rivista fatta da gente curiosa per gente curiosa, scritta per essere letta da non specialisti ma in modo da trattare gli argomenti in modo accurato, stimolando il lettore ad approfondire, aiutato anche dalla bibliografia che accompagna ogni articolo.

Prima di esserne un collaboratore, io sono un affezionato lettore di Digressioni, e ogni numero è per me una fonte di scoperte sempre interessanti.

il numero 10 di Digressioni
il numero 10 di Digressioni

Ogni numero ha un tema specifico, quello dell’ultimo, il 10 è “reti.” Il mio contributo è un breve saggio sulla psicostoria di Isaac Asimov e sulla sua possibile realizzazione pratica attraverso la big data science, altri autori affrontano il tema da punti di vista completamente diversi. Un esempio è l’articolo di Luca Mauceri sull’opera di Alex Grey, artista psichedelico statunitense che mi ha rivelato una sorprendente rete di connessioni.

Alex Grey infatti collabora con una delle mie band preferite, i Tool, e ha realizzato gli artwork dei loro ultimi due dischi, Lateralus, che è composta da strati trasparenti con rappresentato su ogni foglio un diverso lato del corpo umano e 10,00 Days; nonché altre opere ispirate alla loro musica.

una delle immagini dell'artwork di Lateralus
una delle immagini dell’artwork di Lateralus

Ancora più intrigante è il fatto che un dipinto di Grey, Interbeing, è stato usato come copertina nell’edizione Oscar Mondadori del 2004 della Trilogia della Fondazione di Asimov. Io e Luca non ci siamo consultati quando abbiamo deciso gli argomenti da trattare nei nostri contributi alla rivista, ma la nostra sensibilità ci ha portato a scrivere articoli che in qualche modo si completano e arricchiscono l’un l’altro.

"Interbeing" di Alex Grey (credit: www.alexgrey.com)
“Interbeing” di Alex Grey (credit: http://www.alexgrey.com)

La bellezza di digressioni è proprio questa: come in una rete, la somma è maggiore delle singole parti.

Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov nell'edizione Oscar del 2004
Trilogia della Fondazione di Isaac Asimov nell’edizione Oscar del 2004

Appunti di uno che scrive: le presentazioni

Diceva Patrick Fogli che le presentazioni sono l’unico momento in cui uno scrittore può veramente entrare in contatto coi suoi lettori; non posso che essere d’accordo e aggiungere che, da narcisisti patologici quali sono, agli scrittori piace da matti parlare di loro stesso e del loro lavoro di fronte a un pubblico.

Il problema è che a volte (spesso!) il pubblico non c’è e, vuoi perché le presentazioni sono viste come una cosa noiosa, vuoi perché l’evento è stato mal pubblicizzato, vuoi perché proprio non ti caga nessuno, ci si ritrova a parlare di fronte agli unici due amici che hanno avuto la pietà di venirti ad ascoltare.

Per fortuna lo scorso quattro aprile alla birreria Crua non è stato così.

Certo, il luogo dell’evento ha fatto la differenza: se dici a qualcuno: “vieni a sentirmi che presento la mia raccolta di racconti in libreria” quello si aspetta die ore di noia e bla bla bla, se invece cambi le prime quattro vocali e dici BIRReria, quello pensa: male che vada mi sbronzo come non ci fosse un domani, e viene a vederti.

Ed è proprio quello che è successo l’altra sera: abbiamo riempito il locale anzi, ce ne siamo proprio impadroniti (Scusa, Camilla!) abbiamo parlato di me (poco), del mio libro (abbastanza) e bevuto (molto). A dispetto delle mie previsioni pessimistiche è stata una delle migliori serate libresche a cui ho partecipato e posso dire, strano per me, che sono molto soddisfatto!

Questo però è uno di quei casi in cui le parole non sono adatte a descrivere l’evento, perciò lascio che a parlare siano le immagini.

Grazie a chi c’era, a chi non c’era ma voleva esserci, a chi c’era ma voleva essere da qualche altra parte e anche a chi non c’era, insomma, grazie a tutti!

Appunti di uno che scrive: l’editing

Avete scritto il vostro romanzo e, contrariamente a ogni previsione, un editore ha deciso di pubblicarlo; credete che ormai sia fatta, che da qui sia tutta discesa…

Sbagliato.

Voi pensavate di aver finito il vostro lavoro che, una volta consegnato il manoscritto e firmato il contratto, l’unica cosa di cui avreste dovuto preoccuparvi sarebbe stata un crampo alla mano per le troppe copie firmate, e invece no, vi attende il terribile spauracchio, il babau letterario, la croce di ogni autore:

L’editing.

Vi vedo già alzare le spalle e stamparvi in faccia quel sorrisetto da saputelli, sento i vostri pensieri che dicono:

Eh ma cosa vuoi che sia… giusto qualche correzione da fare, errori di battitura, nomi sbagliati… cazzatine, il mio manoscritto è praticamente a posto.

Sbagliato un’altra volta.

L’editing per uno scrittore rappresenta quello che le tre prove dell’Oracolo del Sud erano per Atreyu e va affrontato con lo stesso timore.

L’editor è come le sfingi, decide cosa lasciar passare e cosa distruggere secondo una logica che l’autore non capisce. Dopo le sfingi la porta dello specchio magico ti mostra lo scrittore che sei veramente, ho visto persone che credevano di essere gran romanzieri cadere sotto i colpi dello spietato editor, e giovani insicuri attraversare lo specchio con facilità come autori navigati. E, come nella terza porta, solo chi riesce ad accantonare le proprie volontà e affidarsi a quella dell’editor, potrà passare e vedere la propria bozza finale.

E poi confrontarsi con Vader (No, ho sbagliato film, scusate).

L’editing rappresenta per l’autore le prove che ha dovuto affrontare Atreyu per arrivare all’Oracolo del Sud

Fuori dalle metafore, l’editing può essere un processo doloroso per lo scrittore in erba perché un bravo editor è spietato e mette in evidenza tutte le carenze del testo, soprattutto quelle che l’autore non è riuscito a vedere. Di primo acchito la reazione di chiunque è di rifiuto, si tende a tacciare l’editor di incapacità, si vuole difendere a oltranza quello che si è scritto; instaurare un rapporto di fiducia con un editor è invece fondamentale e necessario, non solo per rendere il proprio manoscritto un “libro” ma anche per imparare e migliorarsi in funzione del nostro prossimo lavoro.

Ricordate però che l’editor è una persona con i suoi gusti e le sue idee e che non tutto quello che dice va recepito senza discutere (ma un buon novanta percento sì) la cosa fondamentale è discutere assieme e ricordarsi che si lavora per uno scopo comune: il miglioramento del testo.

Quindi, non siate felici se l’editor vi ha segnato poche cose, siatelo se ve ne ha segnate molte, è un’ottima occasione per crescere come scrittori.

Vi lascio rimandandovi a quanto scritto da un amico che di scrittura ne sa più di me, e che di editing se ne intende (cliccate qui).

editor e autore discutono su un passo del romanzo

Perché non regalo i miei libri

Una volta mi piaceva regalare i libri che avevo scritto. Mi sembrava un’idea carina per fare un dono diverso alle persone a cui tenevo e anche un modo per farmi conoscere, o comunque far sapere che sì, qualcosa scritto da me era stato valutato da un editore e scelto per diventare un prodotto editoriale.

Mi sbagliavo.

La cruda verità è che la maggior parte dei destinatari del vostro dono lo infileranno in uno scaffale dimenticandosene per sempre; qualcuno lo sfoglierà per sembrare interessato e lo lascerà nel portariviste del bagno; altri penseranno che sei un taccagno che non spende nemmeno dieci euro per comprare un regalo decente. Se poi fra gli amici a cui avete regalato un vostro libro c’è qualche scrittore, siete rovinati: penserà che siete uno squallido imbrattacarte faccia tosta alla disperata ricerca di popolarità.

Insomma, a farla breve, quasi nessuno capirà il valore del regalo che avete fatto.

Pensateci bene: agli occhi del profano quel libro è vostro, l’avete scritto voi, quindi non ha un valore quantificabile in euro; uno che non scrive non immagina la fatica, il tempo, le notti insonni necessarie per realizzare quel pacco di carte che ha in mano, tantomeno si immagina che il vostro editore i libri A VOI NON LI REGALA (se non poche copie omaggio) e che perciò, anche se c’è il vostro nome sulla copertina, voi il libro l’avete pagato, come fosse un qualsiasi altro bene. Per colui che riceve il dono, voi semplicemente avete regalato una cosa che avevate già, cioè non avete speso una lira.

Lo scrittore invece non penserà a questo, e nemmeno proverà empatia verso di voi, pur conoscendo tutti i travagli della scrittura. Divorato com’è da un immotivato senso di competizione, criticherà sempre e comunque ogni vostra iniziativa.

mettetela come volete, ma la conclusione è la stessa:

regalare una qualsiasi opera d’arte da voi creata ne svilisce immediatamente il valore.

Ed è questo il motivo per cui non regalo più miei libri. Già è un ambiente difficile, in cui per emergere almeno un pochino dal mare di aspiranti scrittori bisogna faticare in modo immane, voglio almeno evitare di affossarmi da solo.

Collegata a quella dei regali c’è la questione degli sconti, solitamente chiesti da amici in modalità e termini che vanno dalla parvenza di innocenza di:

«Mi fai uno sconto, per favore?»

(eccallà)

Attraverso un più perentorio:

«xx€? Eh vabbè, ma è troppo! io te lo compro però me lo fai pagare meno…»

(Perché quando vai in libreria chiedi a Dan Brown di farti lo sconto perché i suoi libri sono tutti uguali?)

Fino al (e qui torniamo ai paragrafi precedenti):

«Potresti anche regalarmelo, però!»

(come se tu avessi qualche merito speciale per il solo fatto che ci conosciamo da prima che scrivessi)

La risposta, in questi casi è sempre la stessa:

NO.

E, credetemi, non è una questione di avidità e nemmeno di principio (anche se le considerazioni fatte prima a proposito di regalare copie sono restano valide), è che l’editore, o lo stampatore nel caso self, a me le copie le fa pagare. D’accordo che non scrivo per i soldi che sono ben pochi (vedi post precedente), ma non vedo perché di tutta la filiera debba essere proprio lo scrittore quello che ci rimette sempre.

Le politiche di prezzo, gli sconti o la decisione di lasciare copie omaggio sono di pertinenza dell’editore, il lavoro dello scrittore è quello di creare la storia e metterci la faccia, alle presentazioni, alle fiere e agli eventi, a cui spesso partecipa affrontando le spese per conto suo. Non potete anche pretendere che ci rimetta nella vendita o che svilisca il suo lavoro abbassando i prezzi secondo il desiderio di chicchessia, non è rispettoso del suo lavoro.

Se volete aiutare uno scrittore a emergere, se volete riconoscere il valore del suo lavoro, comprate il suo libro, ma soprattutto leggetelo, e fategli sapere cosa ne pensate, con sincerità ed educazione. Che sia una critica o una lode, il giudizio dei lettori è il cibo che fa vivere ogni scrittore. (meglio una lode, però!)

Se siete in zona permettetemi quindi di invitarvi alla prima presentazione del mio nuovo lavoro, Niente di umano all’orizzonte, giovedì 4 aprile 2019 presso la birreria Crua, in via Roma 105 a Carbonera (Treviso). Mi farà delle scomode domande il caro Alberto Trentin e ci sarà un piccolo regalino (no, non il mio libro) per tutti i partecipanti.

vi sembrerà un gesto antipatico, ma ho deciso di non regalare più i miei libri.
Perché? ve lo spiego nel post!