Quello che ascolto: Muse @ Stadio Olimpico

Il concerto inizia con una frase color fosfori verdi che appare sul megaschermo:

we are caged in a simulation

E la musica attacca con Algorithm mentre figure vestite di LED suonano il trombone correndo per il palco, e Bellamy compare indossando la versione moderna degli occhiali di Macho Man Randy Savage che si accendono di LED bianchi.

Nelle due ore successive i Muse dimostrano di essere attualmente la più grande rock band sul pianeta: mettono insieme uno show che dimostra come abbiano imparato la lezione di Queen, U2, Iron Maiden, Depeche Mode e l’abbiano fatta loro, arricchendola di uno spessore concettuale che fa da compagno a un suono potente e grandi canzoni.

Il loro è più di un concerto, è uno spettacolo multimediale, un concept show, come l’ha definito Rockol, caratterizzato da un tema e un’estetica ben precisi.

Tra effetti visivi, figuranti con tute luminose e macchine sparafumo, luci led, laser, esoscheletri metallici e un gigantesco mostro a metà tra lo zombie Eddie eTerminator, i Muse mettono la distopia in musica e la condiscono con un’estetica cyberpunk che sembra presa direttamente dai romanzi di William Gibson e da 1997 Fuga da New York.

Per Bellamy e soci il mondo è una simulazione, noi ci siamo imprigionati dentro, e, come dice il testo di Algorithm, stiamo diventando obsoleti; non tutto però è perduto, possiamo ancora ribellarci, il tempo sta scadendo ma forse, come in Uprising, potremmo ancora sfuggire al controllo ed essere vittoriosi, possiamo scappare al cyborg gigante che si eleva dietro la batteria e cerca di catturare il gruppo.


Matthew Bellamy diventa quindi una specie di John Connor che guida la resistenza contro il sistema, contro l’algoritmo, per salvare i pochi umani rimasti e, in puro stile anni ottanta ci riesce giocando a un cabinato da bar, staccando la spina e ponendo fine alla simulazione (a qualcuno vien e in mente The Last Starfighter?)

Questo qui indossava un esoscheletro, un esoscheletro, capito? come in Aliens Scontro Finale!


Alla fine non c’è nulla che possa arrestare la cavalcata trionfale di Knights of Cydonia.

No one’s going to take me alive
Time has come to make things right
You and I must fight for our rights
You and I must fight to survive

Appunti di uno che scrive: ancora sulle presentazioni

Cose che ho imparato sulle presentazioni del proprio libro:

  • Il conduttore è importantissimo: deve tenere il pubblico, fare le domande giuste, colmare i silenzi e dare il ritmo giusto. Puoi anche aver scritto un gran libro ed essere bello e simpatico, ma senza un bravo conduttore non farai una buona presentazione
  • Vale la regola del 100-10-1: se inviti 100 persone, ne vengono 10 e una compra il libro.
  • Invita gente, tantissima gente, tutta la gente che conosci (vedi regola 100-10-1). Non pensare che lo faccia il gestore del locale, di solito loro sperano che tu porti clienti.
  • Devi scegliere l’orario e il giorno giusto, e non è detto che quello che è valido per un posto lo sia per un altro; ogni città, ogni zona e ogni locale hanno gli orari e i giorni migliori, prima di organizzare una presentazione è meglio fare una breve ricerca su questo aspetto.
  • I post sponsorizzati su Facebook non servono a niente, ti fanno spendere soldi e nessuna delle persone raggiunte verrà alla presentazione.
  • Non pensare che creare l’evento su Facebook voglia dire “fare promozione.”
  • Se non sei famoso e fai una presentazione in una città dove non conosci nessuno, non verrà nessuno.
  • Le presentazioni in coppia sono divertenti e spesso molto interessanti da seguire, ma chi viene a vedere l’altro difficilmente comprerà il tuo libro.
  • Dopo un’ora che ti sente parlare, la gente comincia a rompersi le palle.
  • Non dare per scontato che la casa editrice e il libraio si siano preoccupati di far arrivare i libri, meglio rompere le palle una volta in più che trovarsi senza copie il giorno della presentazione.
  • Ricordati che può sempre piovere.
  • Anche se non è venuto nessuno e hai parlato a delle sedie vuote, di’ sempre che è andata benissimo, puoi raccontare delle tue presentazioni deserte solo durante una presentazione gremita di pubblico per sembrare quello che è rimasto umile.

Dopo questa lista, beccatevi le foto della presentazione che ho fatto a Roma al Senior Jag Cafè assieme all’amica Ilaria Pasqua, che è stata un successo di pubblico e di vendite.