Il primo, tutti a parlare del primo, ma dell’ultimo uomo sulla Luna non vi ricordate mai. No, non sto parlando di Gene Cernan, quello qualcuno lo conosce, sto parlando del vero ultimo uomo sulla Luna, il sottoscritto, James T. Caracciolo. 

Non è che io fossi esattamente il candidato migliore, con un cognome così la NASA non mi avrebbe mai fatto partire, loro cercavano veri eroi americani tutti d’un pezzo, ce lo vedete uno che si chiama Caracciolo farsi consegnare la medaglia dal presidente? Io però ho sempre sognato di fare l’astronauta, così mi sono fatto assumere dalla troupe di Kubrick come tutto fare.

Che c’entra Kubrick? Non ditemi che vi siete bevuti la storia del progetto Apollo? È tutto finto, una ricostruzione, vi pare che il Saturn V possa volare davvero?

Il vecchio Stanley comunque era un perfezionista e ha voluto carta bianca; certo, gli hanno detto i capoccioni della NASA, basta che fai una cosa che inganni tutti. Lui non ci ha pensato due volte, ha firmato il contratto e poi ha detto che se volevano un film verosimile non potevano girarlo in studio, ma in esterna. Fai pure, gli hanno detto gli alti papaveri, e lui: OK, allora portatemi sulla Luna. Alla NASA si sono guardati in faccia e hanno pensato: e adesso? Stanley però era irremovibile: Ho detto Luna e Luna deve essere.

Ed ecco che entro in gioco io. James, mi fa, tu che conosci tutti, non è che mi rimedi un passaggio spaziale?

Io chiamo certi miei amici italiani di Las Vegas, che nel quarantasette avevano aiutato i militari con una constatazione amichevole tra un P-80 e un trabiccolo pieno di omini grigi sopra Roswell, e tempo due settimane siamo tutti a far bisboccia a bassa gravità, Stanley fa il suo film, alla NASA sono tutti contenti e i Russi si mangiano il fegato condito con la vodka per l’invidia; tutto è bene quel che finisce bene.

Però adesso venitemi a prendere, che non ne posso più di questi nazisti che abitano sulla faccia nascosta, passano tutto il giorno a marciare e non offrono mai la birra.

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