Una volta mi piaceva regalare i libri che avevo scritto. Mi sembrava un’idea carina per fare un dono diverso alle persone a cui tenevo e anche un modo per farmi conoscere, o comunque far sapere che sì, qualcosa scritto da me era stato valutato da un editore e scelto per diventare un prodotto editoriale.

Mi sbagliavo.

La cruda verità è che la maggior parte dei destinatari del vostro dono lo infileranno in uno scaffale dimenticandosene per sempre; qualcuno lo sfoglierà per sembrare interessato e lo lascerà nel portariviste del bagno; altri penseranno che sei un taccagno che non spende nemmeno dieci euro per comprare un regalo decente. Se poi fra gli amici a cui avete regalato un vostro libro c’è qualche scrittore, siete rovinati: penserà che siete uno squallido imbrattacarte faccia tosta alla disperata ricerca di popolarità.

Insomma, a farla breve, quasi nessuno capirà il valore del regalo che avete fatto.

Pensateci bene: agli occhi del profano quel libro è vostro, l’avete scritto voi, quindi non ha un valore quantificabile in euro; uno che non scrive non immagina la fatica, il tempo, le notti insonni necessarie per realizzare quel pacco di carte che ha in mano, tantomeno si immagina che il vostro editore i libri A VOI NON LI REGALA (se non poche copie omaggio) e che perciò, anche se c’è il vostro nome sulla copertina, voi il libro l’avete pagato, come fosse un qualsiasi altro bene. Per colui che riceve il dono, voi semplicemente avete regalato una cosa che avevate già, cioè non avete speso una lira.

Lo scrittore invece non penserà a questo, e nemmeno proverà empatia verso di voi, pur conoscendo tutti i travagli della scrittura. Divorato com’è da un immotivato senso di competizione, criticherà sempre e comunque ogni vostra iniziativa.

mettetela come volete, ma la conclusione è la stessa:

regalare una qualsiasi opera d’arte da voi creata ne svilisce immediatamente il valore.

Ed è questo il motivo per cui non regalo più miei libri. Già è un ambiente difficile, in cui per emergere almeno un pochino dal mare di aspiranti scrittori bisogna faticare in modo immane, voglio almeno evitare di affossarmi da solo.

Collegata a quella dei regali c’è la questione degli sconti, solitamente chiesti da amici in modalità e termini che vanno dalla parvenza di innocenza di:

«Mi fai uno sconto, per favore?»

(eccallà)

Attraverso un più perentorio:

«xx€? Eh vabbè, ma è troppo! io te lo compro però me lo fai pagare meno…»

(Perché quando vai in libreria chiedi a Dan Brown di farti lo sconto perché i suoi libri sono tutti uguali?)

Fino al (e qui torniamo ai paragrafi precedenti):

«Potresti anche regalarmelo, però!»

(come se tu avessi qualche merito speciale per il solo fatto che ci conosciamo da prima che scrivessi)

La risposta, in questi casi è sempre la stessa:

NO.

E, credetemi, non è una questione di avidità e nemmeno di principio (anche se le considerazioni fatte prima a proposito di regalare copie sono restano valide), è che l’editore, o lo stampatore nel caso self, a me le copie le fa pagare. D’accordo che non scrivo per i soldi che sono ben pochi (vedi post precedente), ma non vedo perché di tutta la filiera debba essere proprio lo scrittore quello che ci rimette sempre.

Le politiche di prezzo, gli sconti o la decisione di lasciare copie omaggio sono di pertinenza dell’editore, il lavoro dello scrittore è quello di creare la storia e metterci la faccia, alle presentazioni, alle fiere e agli eventi, a cui spesso partecipa affrontando le spese per conto suo. Non potete anche pretendere che ci rimetta nella vendita o che svilisca il suo lavoro abbassando i prezzi secondo il desiderio di chicchessia, non è rispettoso del suo lavoro.

Se volete aiutare uno scrittore a emergere, se volete riconoscere il valore del suo lavoro, comprate il suo libro, ma soprattutto leggetelo, e fategli sapere cosa ne pensate, con sincerità ed educazione. Che sia una critica o una lode, il giudizio dei lettori è il cibo che fa vivere ogni scrittore. (meglio una lode, però!)

Se siete in zona permettetemi quindi di invitarvi alla prima presentazione del mio nuovo lavoro, Niente di umano all’orizzonte, giovedì 4 aprile 2019 presso la birreria Crua, in via Roma 105 a Carbonera (Treviso). Mi farà delle scomode domande il caro Alberto Trentin e ci sarà un piccolo regalino (no, non il mio libro) per tutti i partecipanti.

vi sembrerà un gesto antipatico, ma ho deciso di non regalare più i miei libri.
Perché? ve lo spiego nel post!

Una risposta a "Perché non regalo i miei libri"

  1. “regalare una qualsiasi opera d’arte da voi creata ne svilisce immediatamente il valore.”
    Perfettamente d’accordo, imparato anche io a mie spese e, da allora, seguo la tua strada: gli amici, i parenti, non sono il pubblico per cui scrivo e, se non sono loro ad essere interessati, non vedo perché forzarli.

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